| L'Unione veterinari italiani con grande senso di responsabilità
ha diramato un documento nel quale si legge che "è in atto una diffusa e pericolosa
attività clandestina che potrebbe recare gravi danni della salute animale ed umana. La
legge - ricorda la nota - affida al medico veterinario l'esclusiva competenza sull'impiego
del farmaco mentre le partite sequestrate sarebbero state messe in circolo da
contrabbandieri senza scrupoli".
Cosa fare allora per stroncare il
fenomeno e restituire tranquillità a consumatori e allevatori, questi ultimi che sono
nella stragrande maggioranza onesti e che comunque si ritrovano parte lesa in tale
faccenda? Per ridurre i rischi i veterinari chiedono un potenziamento dei controlli da
parte degli organi di polizia, allo scopo di "tutelare il lavoro degli allevatori
corretti e dei medici veterinari dagli illeciti commessi da distributori abusivi e
somministratori illegali di farmaci".
In tutta l'Unione Europea, continuano i
professionisti, possono essere utilizzati - solo su prescrizione del veterinario - quelle
sostanze che prima dell'immissione in commercio sono state verificate dalle autorità
sanitarie per escludere ogni potenziale rischio degli animali e, soprattutto, per la
sicurezza degli alimenti destinati all'uomo. "Un loro uso non corretto - prosegue il
comunicato - può procurare gravi problemi ai consumatori a causa della presenza di
residui negli alimenti, della nascita di fenomeni di farmaco-resistenza batterica,
dell'instaurarsi di forme allergiche: e ciò sia negli animali che nei consumatori".
L'Uvi "si impegna a fornire il migliore livello di tutela della salute
pubblica", con una campagna di sensibilizzazione verso i medici veterinari di tutte
le componenti specialistiche. Alle istituzioni governative, nazionali e regionali, chiede,
infine, una maggiore attenzione verso le questioni attinenti la medicina veterinaria.
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