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21/01/2002
Medicina Hi-Tech
Le terapie più avanzate disponibili già nel 2002.
Sono molte le nuove possibilità di cura che concluderanno la fase sperimentale.

Dalla sperimentazione alla pratica clinica. Dai banchi di prova su piccoli gruppi di volontari in pochi centri, alla routine quotidiana dei grandi ospedali. Nel 2002, grazie al forte sviluppo delle tecnologie biomedicali più avanzate, saranno diverse le nuove possibilità di cura che si diffonderanno. Molti i settori della salute interessati dalle frontiere terapeutiche: cardiologia, trapianti, reumatologia, tumori, problemi d’udito e malattie reumatiche. I maggiori vantaggi li avranno i cardiopatici, malati che, l’anno scorso, hanno visto aprirsi importanti speranze, dopo il primo trapianto di cuore artificiale definitivo e il primo bypass aortico effettuato a cuor battente. «Stiamo valutando la possibilità di impiantare il sistema "LionHeart" su altri due pazienti» annuncia il professor Mario Viganò, direttore della Cardiochirurgia del Policlinico S. Matteo di Pavia, che in settembre ha fatto il primo intervento al mondo di questo tipo e a dicembre il secondo. «Entro il 2002, effettuati 30 impianti, il cuore artificiale potrebbe essere validato». Anche chi ha una o più arterie coronarie ostruite potrà contare su una tecnica meno invasiva e più precisa: «Si diffonderà l’intervento di bypass coronarico effettuato con l’ausilio del robot, a torace chiuso e a cuor battente» sostiene il dottor Marco Diena, giovane direttore di "Cardioteam", l’équipe cardiochirurgica torinese che, in dicembre alla Clinica Pinna Pintor, ha eseguito il secondo intervento italiano di questo tipo e che detiene la maggiore casistica di bypass in mininvasiva con oltre 300 interventi. Il fatto di non dover ricorrere alla circolazione extracorporea consente d’evitare l’apertura del torace e quindi una ripresa più veloce del paziente, che può addirittura essere dimesso in giornata.
La chirurgia mininvasiva si diffonderà anche per gli interventi d’asportazione del pancreas e della milza, finora eseguiti in pochi centri. «Il fatto di non dover tagliare l’addome assicura una ripresa più veloce, tanto che per la dimissione ospedaliera si passa dagli 8 giorni dell’intervento tradizionale a 4», dice il professor Giorgio Palazzini, della III Clinica Chirurgica dell’ateneo La Sapienza, di Roma. L’endoscopia si userà per l’asportazione e la resezione dello stomaco, finora poco praticata per le dimensioni dell’organo e la notevole vascolarizzazione: «Si eviterà il taglio dalle costole al pube che veniva ricucito con 50 punti interni ed altrettanti esterni» aggiunge Giorgio Palazzini che prevede anche un forte sviluppo della "day surgery" per gli interventi in mininvasiva sull’ernia.
Ma il protagonista sarà il robot "Da Vinci" che, vinto il confronto con lo "Zeus" sarà sempre più disponibile. Il robot in sala operatoria, insieme al computer per la chirurgia assistita, sarà una realtà diffusa: «L’incremento annuo è del 3540 per cento» spiega l’ingegner Alberto Rovetta, direttore del Laboratorio di Robotica e Telerobotica al Politecnico di Milano, «i centri già robotizzati, metà ortopedici e metà di chirurgia addominale, cardiochirurgia, neurochirurgia e ginecologia, diverranno una trentina».
Infine dovrebbero essere autorizzate alcune importanti sperimentazioni cliniche. Al S. Martino di Genova il primario di Cardiologia, Sergio Cherchia, tenterà, nell’ambito d’uno studio multicentrico, la strada (aperta l’anno scorso all’Hopital Bichat di Parigi) di riparare il tessuto cardiaco infartuato trapiantando mioblasti, cellule muscolari del paziente. Al S. Raffaele di Milano Maria Grazia Roncarolo e Claudio Bordignon sperimenteranno tre terapie geniche per malattie immunitarie tra cui l’Aids e alcuni tumori, mentre suoi colleghi cercheranno di aiutare il sistema immunitario a tollerare gli organi trapiantati, infondendo nel paziente cellule antirigetto. Infine all’IDI di Roma Michele De Luca tenterà di curare una grave malattia genetica della pelle, trapiantando cellule staminali, dopo averne corretto il difetto.

Fonte: la repubblica

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