| ROMA - Oltre due mesi per l'elettrocardiogramma, 5 per la Tac addominale,
6 e mezzo per la mammografia.
Chissà se un giorno i tempi per
sottoporsi ad un esame diagnostico negli ospedali italiani potranno essere accorciati.
Ci hanno provato tutti i ministri, perché le liste di attesa sono la spia rossa di una
sanità che non funziona. E adesso tocca a Girolamo Sirchia cercare di mettere mano ad un
problema che sta palesemente a cuore al capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi e al
presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.
Un provvedimento taglia-attese verrà
sottoposto presto al vaglio delle Regioni che, anche in questo, «restano sovrane».
Tra i possibili bersagli il manager dell'azienda sanitaria. Se la lista delle prestazioni
ritenute urgenti non verrà eliminata o ridotta entro un limite di giorni fissato caso per
caso, il manager rischia di incorrere in penalizzazioni che peseranno sul giudizio per la
sua riconferma alla scadenza del quinquennio.
«Le Regioni devono avere largo spazio
perché la situazione cambia da ospedale a ospedale - spiega il ministro -. Non sempre la
lunghezza delle liste è sintomo di disorganizzazione e inefficienza. Avviene che il
fenomeno sia dovuto all'eccesso di richieste rivolte ad un centro con buona fama, che
lavora bene».
|