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25/11/2001
Anoressici e bulimici, apre un nuovo centro
Dalla prossima settimana le malattie legate a un cattivo rapporto con se stessi e il cibo si cureranno anche al Pertini. Finora solo il Sant'Eugenio copriva buona parte delle richieste del centro e del sud d'Italia.

ROMA-Grandi abbuffate oppure il rifiuto totale del cibo, cominciando con l'eliminare tutti i carboidrati. Vite segnate, in alcuni casi rovinate, dalla bulimia e dall'anoressia. Famiglie distrutte per stare dietro a figli che si ammalano di cibo. Adulti infelici che sono malati e si rifiutano di prenderne atto. Malattie sociali eppure sottovalutate. Basti pensare che non esistono neppure dati statistici ufficiali e gli ambulatori ospedalieri che si occupano dei disturbi alimentari, nella Capitale, si contano sulle dita.  "Fino a qualche giorno fa noi eravamo l'unico centro esistente nel centro e nel sud d'Italia - spiega Vito Salvemini, primario dell'ambulatorio multidisciplinare del Sant'Eugenio -   Da noi venivano da molte regioni, provocando un intasamento nel servizio e costi elevatissimi per chi si curava. Abbiamo avuto pazienti che due volte alla settimana arrivavano dalla Sicilia. E la terapia risultava quasi sempre inefficace, perchè la maggior parte di loro, dopo un po', non era più in grado di affrontare lo stress".

Eppure un'ordinanza regionale del 1996 prevedeva l'istituzione di un ambulatorio in tutte le Asl del Lazio. Ordinanza finora inapplicata. Dalla prossima settimana, finalmente, sarà in funzione un nuovo centro presso l'unità operativa di dietologia dell'ospedale Sandro Pertini. L'ambulatorio, aperto al pubblico lunedì, martedì e mercoledì dalle 8 alle 15, sarà gestito da un'equipe medica composta da psichiatri, psicoterapeuti, psicologi, dietologi e nutrizionisti. Un'equipe assortita, perchè, come spiega Maria Ernestina Fabrizi, assistente di fisiologia clinica alla Sapienza, "si tratta di malattie molto complesse, che vanno al di là del conflittuale rapporto con il cibo. Questo non è che lo sfogo di qualcosa di più profondo e sommerso che, spesso, gli stessi pazienti hanno difficoltà ad ammettere. Il rifiuto del cibo, nel caso dell'anoressia, genera anche un rifiuto della propria sessualità e del rapporto con l'altro sesso, così come l'abbuffata della bulimica porta ad un eccesso di sessualità, al frequente cambio di partner e, in alcuni casi, a una sessualità promiscua".

Problemi, dunque, che si ripercuotono in ogni settore della vita e dai quali è difficile uscirne. "Molti rifiutano l'aiuto medico - afferma la Fabrizi - e ciò rientra nei meccanismi della stessa patologia. Nel senso che il bulimico soprattutto è un perfezionista, una persona intransigente con se stessa, non accetta i propri limiti e le proprie debolezze. Di conseguenza eccelle nel campo lavorativo, che considera la sua più grande conquista. Fortunati i loro datori di lavoro".

Tra le molteplici cause, quella più diffusa sembra essere il costante senso di abbandono e di solitudine che accompagna la loro vita sin da piccoli. "Sono persone sensibili - spiega Giusy Mantione, dell'Aied - e culturalmente elevate. Persone apparentemente forti e determinate che celano in realtà una profonda fragilità, cui danno sfogo solo attraverso il cibo. Questo rappresenta il loro privato, il campo in cui, finalmente, possono lasciarsi andare ed è anche per questro che ne parlano con difficoltà all'esterno". I genitori sono sempre gli ultimi ad accorsegene. "Forse perchè vedere il proprio figlio dimagrire drasticamente o fuggire in bagno dopo i pasti, rappresenta la più grande sconfitta dell'essere genitori - commenta la Mantione - Preferiscono mentire a se stessi e quando la situazione è ormai palese a chiunque, cominciano a colpevolizzarsi, ad accusarsi reciprocamente. Cosa che ovviamente non giova a loro nè ai figli".

Che fare allora? Gli specialisti sembrano tutti abbastanza favorevoli a una terapia di gruppo, successiva però a un periodo, più o meno lungo, di cura individuale. Il paziente deve fidarsi del proprio medico. "La maggior parte dei ragazzi - dice Maria Ernestina Fabrizi - si rivolge a noi di nascosto dai familiari". Malattie del consumismo, si affermava in maniera semplicistica fino   poco tempo fa. Malattie sociali, invece. "Fino agli anni Ottanta - spiega Salvemini - anoressici e bulimici provenivano tutti dalle classi sociali più elevate. Oggi invece cominciano a essere interessati anche i più umili, almeno quelle famiglie in cui viene affidato involontariamente a un figlio, solitamente il più bravo a scuola, il più intelligente e solerte, il compito di riscattare le proprie mancanze o di realizzare ciò che i genitori avrebbero voluto fare per se stessi. Si ha così un carico di responsabilità, un surplus di aspettative che il soggetto in questione sente di non dover deludere. Da qui ha origine l'intransigenza verso se stessi".

Nonostante l'incremento maschile della malattia, l'uomo sembra ancora meno propenso alla cura. "E anche questo potrebbe essere un retaggio dei nostri tempi - conclude Salvemini - perchè mentre gli stereotipi della bellezza femminile esaltano la magrezza, il corpo maschile, invece, deve essere forte, massiccio nella massa muscolare. L'uomo anoressico si vergogna molto di più della donna e si nasconde".

Fonte: ilnuovo

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