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10/12/2001
I bambini autistici hanno un cervello più grande

Lo suggerisce uno studio Usa. Mentre un altro afferma che non sono in grado di leggere le emozioni sui visi altrui.

MILANO - I risultati di due nuovi studi potrebbero aiutare a far luce sui meccanismi cerebrali che stanno alla base dell'autismo, disturbo che rende i bambini incapaci di comunicare e interagire normalmente con le altre persone, e che si traduce nella pratica in problemi di linguaggio e di rapporti sociali. Entrambi infatti hanno evidenziato anomalie nel cervello, che riguardano sia l'attività sia le dimensioni. Sono stati realizzati presso il Centro autismo dell'università di Washington, Stati Uniti, e presentati dai rispettivi autori in occasione del primo Convegno internazionale dedicato alla ricerca sull'autismo che si è svolto a San Diego.

Nel primo studio, la psicologa Geraldine Dawson ha utilizzato 64 sensori per analizzare i cambiamenti dell'attività cerebrale che si verificavano guardando fotografie di volti con espressioni diverse, neutre oppure di paura. Per avere un termine di paragone valido, il campione era formato da bambini di tre-quattro anni, in parte autistici, in parte con un ritardato sviluppo mentale, e in parte normali.

"Abbiamo verificato che solo i piccoli con problemi di autismo non mostravano nessuna differenza di attività cerebrale di fronte a tutte le immagini. Normalmente, i bambini imparano a percepire i cambiamenti di espressione del viso materno nei primi sei mesi di vita, e a sette mesi sono in grado di riconoscere lo stato emotivo della persona proprio in base all'espressione del viso", ha spiegato Dawson. "La capacità di reagire alla paura è innata, o comunque si sviluppa molto presto. Si tratta di una questione legata alla sopravvivenza, e che ci è stata tramandata dagli antenati. I bambini autistici non sembrano in grado di percepire le emozioni espresse dal viso, come se non fossero capaci di leggere i volti. Questo suggerisce che l'autismo si sviluppa molto presto e coinvolge il sistema cerebrale di base, quello cioè che codifica le emozioni. E quindi - ha aggiunto Dawson - è importante intervenire al più presto per aiutare i bambini a riconoscere le emozioni, per esempio attraverso specifici programmi per computer che li aiutano a leggere le espressioni del viso".

Secondo gli esperti, il centro che elabora la sensazione di paura è la regione del cervello chiamata amigdala, la stessa associata alle emozioni. E, stando ai risultati del secondo studio, nei piccoli autistici questa regione sarebbe curiosamente più sviluppata del normale.

"Abbiamo analizzato sia le dimensioni sia la chimica cerebrale dei bambini autistici, ricorrendo alla Pepsi (proton echo, spectroscopic imaging), una particola versione della risonanza magnetica" - ha spiegato ai colleghi Stephen Deger, professore di psichiatria e radiologia all'Università di Washington - Abbiamo misurato il volume di diverse aree del cervello, comparandolo con quelle dei coetanei normali. E così ci siamo resi conto che in media i bambini autistici hanno un cervello più grosso del 10 per cento, indipendentemente dal sesso, e che proprio l'amigdala è particolarmente sviluppata. Anche la composizione cellulare del cervello sembra essere alterata. Si tratta di una scoperta importante, della quale dovremo approfondire il significato funzionale. Perché - ha aggiunto Deger - è curioso che sia proprio l'area del cervello apparentemente "malfunzionante" ad avere dimensioni superiori alla norma. Ora gli stessi ricercatori stanno cercando di far luce sulla relazione tra le dimensioni anomale dell'amigdala, i cambiamenti nella struttura e nella chimica cerebrale e la progressione dell'autismo, studiando bambini tra i sei e i nove anni di età.

Fonte: il nuovo

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