MILANO - I risultati di due nuovi studi potrebbero aiutare a far
luce sui meccanismi cerebrali che stanno alla base dell'autismo, disturbo che rende i
bambini incapaci di comunicare e interagire normalmente con le altre persone, e che si
traduce nella pratica in problemi di linguaggio e di rapporti sociali. Entrambi infatti
hanno evidenziato anomalie nel cervello, che riguardano sia l'attività sia le
dimensioni. Sono stati realizzati presso il Centro autismo dell'università di Washington,
Stati Uniti, e presentati dai rispettivi autori in occasione del primo Convegno
internazionale dedicato alla ricerca sull'autismo che si è svolto a San Diego.
Nel primo studio, la psicologa Geraldine Dawson ha
utilizzato 64 sensori per analizzare i cambiamenti dell'attività cerebrale che si
verificavano guardando fotografie di volti con espressioni diverse, neutre oppure di
paura. Per avere un termine di paragone valido, il campione era formato da bambini di
tre-quattro anni, in parte autistici, in parte con un ritardato sviluppo mentale, e in
parte normali.
"Abbiamo verificato che solo i piccoli con problemi di autismo non mostravano nessuna
differenza di attività cerebrale di fronte a tutte le immagini. Normalmente, i bambini
imparano a percepire i cambiamenti di espressione del viso materno nei primi sei mesi di
vita, e a sette mesi sono in grado di riconoscere lo stato emotivo della persona proprio
in base all'espressione del viso", ha spiegato Dawson. "La capacità di reagire
alla paura è innata, o comunque si sviluppa molto presto. Si tratta di una questione
legata alla sopravvivenza, e che ci è stata tramandata dagli antenati. I bambini
autistici non sembrano in grado di percepire le emozioni espresse dal viso, come se non
fossero capaci di leggere i volti. Questo suggerisce che l'autismo si sviluppa molto
presto e coinvolge il sistema cerebrale di base, quello cioè che codifica le emozioni. E
quindi - ha aggiunto Dawson - è importante intervenire al più presto per
aiutare i bambini a riconoscere le emozioni, per esempio attraverso specifici programmi
per computer che li aiutano a leggere le espressioni del viso".
Secondo gli esperti, il centro che elabora la sensazione di
paura è la regione del cervello chiamata amigdala, la stessa associata alle emozioni. E,
stando ai risultati del secondo studio, nei piccoli autistici questa regione sarebbe
curiosamente più sviluppata del normale.
"Abbiamo analizzato sia le dimensioni sia la chimica
cerebrale dei bambini autistici, ricorrendo alla Pepsi (proton echo, spectroscopic
imaging), una particola versione della risonanza magnetica" - ha spiegato ai
colleghi Stephen Deger, professore di psichiatria e radiologia all'Università di
Washington - Abbiamo misurato il volume di diverse aree del cervello, comparandolo
con quelle dei coetanei normali. E così ci siamo resi conto che in media i bambini
autistici hanno un cervello più grosso del 10 per cento, indipendentemente dal sesso, e
che proprio l'amigdala è particolarmente sviluppata. Anche la composizione cellulare del
cervello sembra essere alterata. Si tratta di una scoperta importante, della quale dovremo
approfondire il significato funzionale. Perché - ha aggiunto Deger - è curioso che
sia proprio l'area del cervello apparentemente "malfunzionante" ad avere
dimensioni superiori alla norma. Ora gli stessi ricercatori stanno cercando di far luce
sulla relazione tra le dimensioni anomale dell'amigdala, i cambiamenti nella struttura e
nella chimica cerebrale e la progressione dell'autismo, studiando bambini tra i sei e i
nove anni di età. |