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03/01/2002
Pediatria: quanto può fare la riabilitazione

Tecnologia e tecniche d’avanguardia, per la diagnosi, la terapia e il recupero dei pazienti pediatrici con problemi di disabilità dello sviluppo: è la scommessa dell’unità operativa realizzata a Roma presso la Clinica San Raffaele la Pisana di Roma (Gruppo Tosinvest sanità), primo esempio in Italia di un approccio multidisciplinare e integrato che vede, tra l’altro, protagonisti accanto all’équipe degli specialisti anche i familiari dei pazienti.
Proprio agli operatori delle diverse discipline e ai familiari dei pazienti sono stati dedicati gli “special courses” svoltisi in dicembre 2001 presso il Centro Congressi del San Raffaele Pisana. Responsabile del Centro Sviluppo Infantile è il professor Giorgio Albertini, neuropsichiatra, a cui abbiamo chiesto di illustrare l’iniziativa:

Professor Albertini, proviamo a dare una lettura, una spiegazione non accademica, non solo scientifica della iniziativa realizzata dal vostro Centro…
La spiegazione è semplice, ma non per questo meno scientifica. L’originalità di questi corsi è quella di offrire ai professionisti di diverse discipline un’occasione di aggiornamento e di confronto con l’équipe della Clinica San Raffaele, che sotto la mia supervisione ha realizzato un modello multidisciplinare di intervento per pazienti in età evolutiva e per adulti con disabilità dello sviluppo

Quali sono le peculiarità del Centro che lei dirige?
Nel Centro che io dirigo, all’interno della Clinica San Raffaele-Pisana, studiamo le disabilità dello sviluppo dall’età pediatrica all’età adulta e all’invecchiamento, secondo un approccio integrato e multidisciplinare che è stato sperimentato con successo. Abbiamo strumentazione e tecnologie d’avanguardia, un’équipe che comprende neurologi, psicologi, ortopedisti, terapisti della riabilitazione, logopedisti, e operiamo in un ambiente studiato e realizzato nei dettagli che ricrea in qualche modo per pazienti e familiari un ambiente domestico, con un alto standard di comfort alberghiero che allontana per tutti la sensazione di vivere in una realtà impersonale: in un microcosmo autosufficiente coesistono ambulatori e palestre, spazi per terapie e ludici, un mini reparto ospedaliero e spazi di socializzazione che rendono confortevole il regime di day hospital. Un’esperienza che cresce di giorno in giorno e che ha portato migliaia di pazienti ad approdare in via della Pisana, un’esperienza che va continuamente aggiornata con nuove e sofisticate metodologie che, per ora, non trovano eguali nel nostro Paese e che va testata, spiegata, condivisa. Ed è questo il senso dei corsi di questi giorni.

E in questo contesto, che ruolo hanno le famiglie?
Un ruolo speciale, nel progetto che stiamo realizzando, è proprio affidato alle famiglie, che nel modello multidisciplinare cui ho accennato, sono direttamente coinvolte nel momento della diagnosi legata al loro congiunto e per tutto il periodo della terapia. L’idea di questi corsi nasce proprio da loro, l’iniziativa offre un’occasione di confronto, di scambio di informazione e di formazione con gli operatori interessati. I diversi aspetti della diagnosi e la terapia non corrono più lungo binari paralleli, ma si incrociano e si sovrappongono e i familiari ne possono seguire l’evoluzione, ne sono partecipi, protagonisti

E’ un modello che può essere mutuato in altre realtà cliniche e riabilitative?
E’ uno degli obiettivi di questi “special courses”, che sono appunto rivolti agli insegnanti, agli psicologi, ai terapisti e agli operatori che a diversi livelli si muovono nel campo della riabilitazione. I corsi hanno poi una “coda” durante i fine settimana, dedicata specificatamente alla formazione delle famiglie sui principali temi della riabilitazione; una coda che diventa per i familiari stessi e per gli operatori un ulteriore momento di confronto e di scambio di esperienze. Il risultato è che gli uni e gli altri siano protagonisti consapevoli del processo riabilitativo dei pazienti, e sappiano sempre, passo dopo passo, che cosa sta avvenendo in un determinato momento della terapia e quali ne siano il significato e la finalità.

Prospettive?
Quelle di crescere e di perfezionarci. Il numero dei pazienti aumenta di giorno in giorno e questo consente di maturare nuove esperienze e di valutare nuove patologie e nuovi percorsi anamnestici e riabilitativi. Abbiamo, ad esempio, più di seicento famiglie che fanno riferimento a noi dalla lontana Puglia, dove lo scorso anno abbiamo aperto a dicembre una sede del Centro a Ceglie Messapica, nel Brindisino, per offrire una copertura migliore ai nostri pazienti.

Fonte: kwsalute

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