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07/01/2002
2000-2010: la decade delle malattie osteoarticolari

La malattia reumatica, i cosiddetti reumatismi, colpisce il 10% della popolazione mondiale ed è seconda, per frequenza, solo alle malattie cardiovascolari. Le malattie osteoarticolari includono circa 150 diverse patologie o sindromi che provocano più dolore e disabilità di qualsiasi altra patologia.
Le sindromi più diffuse sono l'artrosi, un processo degenerativo delle articolazioni in cui l'infiammazione è molto diversa, e l'artrite, un processo infiammatorio meno diffuso ma più grave. Contrariamente a quanto si pensa, l'artrosi non è legata al passare degli anni; è vero che il dolore, generalmente, inizia a manifestarsi dopo i 45-50 anni, ma in realtà può instaurarsi subdolamente anche nelle persone più giovani.
Ci sono due tipi di artrosi: primaria e secondaria; la prima, più diffusa nelle donne, è causata da un difetto intrinseco della cartilagine, in particolare delle cellule che la compongono, i condrociti: con il tempo la cartilagine si usura.
La seconda è scatenata dalla lunga esposizione a fattori di rischio: obesità, sport intensi e traumatici, lavori che inducono a posture sbagliate. Altri fattori di rischio sono situazioni patologiche, quali malformazioni congenite tipo piede piatto, ginocchio valgo, asimmetria di un arto.

La terapia per queste malattie si basa anzitutto sui farmaci antinfiammatori e antidolorifici, efficaci soltanto sui sintomi e non sulla progressione del male.
I farmaci più utilizzati sono i Fans, che però possono avere pesanti effetti collaterali a livello gastrico, a differenza dei Fans di seconda generazione, i Coxib, più rispettosi dello stomaco. I Coxib sono inibitori selettivi della Cox 2: agiscono bloccando l'enzima ciclossigenasi 2 o Cox 2, uno dei responsabili dell'infiammazione, senza inibire la Cox 1, che protegge la mucosa dello stomaco.
Tra le novità terapeutiche c'è la glucosamina-solfato, una molecola che promette di non agire solo sui sintomi, ma ha mostrato di rallentare la progressione dell'artrosi.
Questa molecola è presente in natura nella cartilagine e contribuisce ad arrestarne la degenerazione. Oltre ai farmaci, c'è la riabilitazione, determinante nel prevenire deformazioni e invalidità.

Fonte: merqurio

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