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30/01/2002
Guarire di cancro può significare invecchiare prima

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Una proteina nota per essere in grado di prevenire questa malattia, se presente in eccesso provoca anche l'invecchiamento precoce.

In un lavoro pubblicato questo mese su Nature, un gruppo di ricercatori del Baylor College di Medicina di Houston, ha concluso che una proteina nota per essere in grado di prevenire il cancro, quando presente in eccesso nei topi provoca l'invecchiamento precoce. Il gene p53 che produce la proteina si trova in tutte le cellule sane e già nel 1996 il settimanale Newsweek aveva dedicato una copertina a questo gene dal titolo "The Cancer Killer".

p53 è un oncosoppressore che, in condizioni di normalità, ci protegge dai tumori, prevenendo o annullando l'azione degli oncogeni (geni che, se attivati, inviano alla cellula normale l'ordine di riprodurre ss stessa all'infinito o di non morire, trasformandola in una cellula tumorale) e la crescita incontrollata delle cellule. Quindi la perdita d'attività funzionale di p53, è un fattore di rischio per lo sviluppo dei tumori. Mutazioni a carico del gene di p53 si riscontrano in circa il 50-70% dei tumori. Il gene p53 è uno dei bersagli nella terapia genica anticancro.

Gli autori di questo nuovo e interessante risultato sperimentale hanno spiegato che i tentativi fatti precedentemente per studiare il ruolo di p53 sono stati limitati a causa dello sviluppo di tumori da parte dei topi deficienti della proteina stessa e per i tentativi infruttuosi di generare topi che producessero la proteina in eccesso.

Il gruppo di ricerca, capeggiato da Lawrence Donehower, ora ha creato un topo mutante in cui la proteina p53 è prodotta in eccesso. Come risultato i ricercatori hanno osservato che malgrado la mancanza di tumore, questi topi hanno avuto una vita media di 96 settimane, cioè significativamente più breve di quella dei topi normali che è di 118 settimane, con una riduzione, quindi, di quasi il 20%. Inoltre i topi hanno mostrato il fenotipo iniziale caratteristico della senescenza, come la riduzione della massa corporea, una mancanza generale di vigore e una capacità ridotta di tollerare lo sforzo.

Secondo gli autori questo nuovo risultato sperimentale suggerisce che ci si potrebbe trovare a dover fare un bilancio tra il prevenire il cancro ed il rassegnarsi ad invecchiare. I dottori Gerardo Ferbeyre dell'Università di Montreal e Scott W. Lowe del Cold Spring Harbor Laboratory di New York che hanno pubblicato un articolo opinione sullo stesso numero di Nature, sostengono che "sembrerebbe che l'attività di p53 debba essere gestita strettamente per equilibrare una predisposizione al cancro (troppo poca proteina p53) ed un invecchiamento prematuro (troppa proteina p53). "Forse l'implicazione più provocatoria che scaturisce da questo nuovo studio è che, se p53 è coinvolta nell'invecchiamento allora le terapie che coinvolgono p53 devono avere un prezzo: l'interferenza con i nostri meccanismi naturali per mantenere il cancro sotto controllo".

di Vanessa Lilliu, Biologa, specializzata in Farmacologia. Ha lavorato come ricercatrice presso la Clinica di Neuropsichiatria Infantile del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Cagliari e nel Laboratorio di Neurobiologia Cellulare, Molecolare e dello Sviluppo dell'Istituto Internazionale di Genetica e Biofisica del CNR di Napoli, è Coordinatore Scientifico e Art Director di Bio-Sfera Magazine.

Fonte: kwsalute

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