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27/12/2001
Tolto il fegato malato,”irraggiato” e rimesso

Primo tentativo al mondo all’ospedale San Matteo di Pavia. L’uomo, 48 anni, soffre di tumore

ROMA - Ci hanno messo sedici anni e l’altroieri per la prima volta nel mondo, un fegato è stato bombardato da una scarica di neutroni al di fuori del corpo umano. Ad un uomo di 48 anni di Napoli con metastasi al fegato, infatti, è stato tolto l’organo, "colpito" con una scarica di neutroni e poi reimpiantato.
L’intervento rivoluzionario è stato effettuato al San Matteo di Pavia, in collaborazione con l’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) di Pavia. L’èquipe diretta dal professor Aris Zonta ha effettuato l’espianto, il fegato è stato poi affidato ad un’ambulanza che lo ha portato nel laboratorio di energia nucleare: introdotto in uno speciale reattore nucleare, sottoposto a un campo neutronico per disintegrare le cellule malate e lasciare indenni quelle sane. Il fegato è stato poi nuovamente trasportato in ospedale dove è stato reimpiantato nel paziente.
«Già da anni effettuiamo la tecnica dell’autotrapianto per il fegato — spiega il professor Zonta — il paziente può sopravvivere per un certo numero di ore senza l’organo e così è stato anche in questo caso. Solo tra una ventina di giorni potremo avere un primo orientamento sul successo della tecnica, e verificare se il trattamento ha funzionato e se le cellule tumorali sono state uccise».
Dal punto di vista chirurgico è stata seguita la procedura che viene normalmente usata per gli autotrapianti di fegato, con tempi più lunghi rispetto al trapianto da donatore, ma con il vantaggio di non incorrere nei rischi legati al rigetto.
La grande novità è nel trattamento radiante. «Dopo la fase di sperimentazione sui ratti con i quali abbiamo avuto risultati positivi — spiega il professor Zonta — abbiamo ricevuto parere favorevole dal comitato etico dell’azienda ospedaliera e abbiamo richiesto l’autorizzazione al ministero per procedere sull’uomo. Una grande sfida perché potrebbe essere un’arma veramente preziosa contro il tumore del fegato e di quegli organi che possono essere asportati e poi rimpiantati, penso per esempio al polmone o al rene». Il paziente si trova in terapia intensiva e le sue condizioni sono stabili.
La nuova tecnica è stata possibile grazie al reattore nucleare del Lena, un raro gioiello di cui esistono in Italia solo due esemplari, uno questo di Pavia l’altro all’Enea Casaccia di Roma. Le sue potenzialità non solo solo mediche ma anche ambientali (controllo dell'inquinamento), archeologiche (per datare dei reperti) e forensi (come sostituto del guanto di paraffina).
«Questo non è da considerare un caso clinico normale ma un'occasione di riflessione clinico-scientifica», precisa l'esperto, e «al momento non è possibile trarre conclusioni».
Oltre a Zonta, direttore della Chirurgia epato-pancreatica dell'ospedale pavese e "regista" dell'operazione, il team coinvolto nell'eccezionale 'esperimento comprendeva altri quattro chirurghi: il professor Ubaldo Prati, direttore della Chirurgia sperimentale, il dottor Mario Alessiani e le dottoresse Laura Roveda e Adele Sgarella, dirigenti di primo livello del reparto di Zonta. Gli specialisti del San Matteo, ricorda infine la nota, lavorano da tempo in stretta collaborazione con il gruppo del professor Tazio Pinelli, dell'Istituto di fisica nucleare dell'Università degli Studi pavese.

Fonte: ilmessaggero

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