ROMA - Ci
hanno messo sedici anni e laltroieri per la prima volta nel mondo, un fegato è
stato bombardato da una scarica di neutroni al di fuori del corpo umano. Ad un uomo di 48
anni di Napoli con metastasi al fegato, infatti, è stato tolto lorgano,
"colpito" con una scarica di neutroni e poi reimpiantato.
Lintervento rivoluzionario è stato effettuato al San Matteo di Pavia, in
collaborazione con lIstituto nazionale di fisica nucleare (Infn) di Pavia.
Lèquipe diretta dal professor Aris Zonta ha effettuato lespianto, il fegato
è stato poi affidato ad unambulanza che lo ha portato nel laboratorio di energia
nucleare: introdotto in uno speciale reattore nucleare, sottoposto a un campo neutronico
per disintegrare le cellule malate e lasciare indenni quelle sane. Il fegato è stato poi
nuovamente trasportato in ospedale dove è stato reimpiantato nel paziente.
«Già da anni effettuiamo la tecnica dellautotrapianto per il fegato spiega
il professor Zonta il paziente può sopravvivere per un certo numero di ore senza
lorgano e così è stato anche in questo caso. Solo tra una ventina di giorni
potremo avere un primo orientamento sul successo della tecnica, e verificare se il
trattamento ha funzionato e se le cellule tumorali sono state uccise».
Dal punto di vista chirurgico è stata seguita la procedura che viene normalmente usata
per gli autotrapianti di fegato, con tempi più lunghi rispetto al trapianto da donatore,
ma con il vantaggio di non incorrere nei rischi legati al rigetto.
La grande novità è nel trattamento radiante. «Dopo la fase di sperimentazione sui ratti
con i quali abbiamo avuto risultati positivi spiega il professor Zonta
abbiamo ricevuto parere favorevole dal comitato etico dellazienda ospedaliera e
abbiamo richiesto lautorizzazione al ministero per procedere sulluomo. Una
grande sfida perché potrebbe essere unarma veramente preziosa contro il tumore del
fegato e di quegli organi che possono essere asportati e poi rimpiantati, penso per
esempio al polmone o al rene». Il paziente si trova in terapia intensiva e le sue
condizioni sono stabili.
La nuova tecnica è stata possibile grazie al reattore nucleare del Lena, un raro gioiello
di cui esistono in Italia solo due esemplari, uno questo di Pavia laltro
allEnea Casaccia di Roma. Le sue potenzialità non solo solo mediche ma anche
ambientali (controllo dell'inquinamento), archeologiche (per datare dei reperti) e forensi
(come sostituto del guanto di paraffina).
«Questo non è da considerare un caso clinico normale ma un'occasione di riflessione
clinico-scientifica», precisa l'esperto, e «al momento non è possibile trarre
conclusioni».
Oltre a Zonta, direttore della Chirurgia epato-pancreatica dell'ospedale pavese e
"regista" dell'operazione, il team coinvolto nell'eccezionale 'esperimento
comprendeva altri quattro chirurghi: il professor Ubaldo Prati, direttore della Chirurgia
sperimentale, il dottor Mario Alessiani e le dottoresse Laura Roveda e Adele Sgarella,
dirigenti di primo livello del reparto di Zonta. Gli specialisti del San Matteo, ricorda
infine la nota, lavorano da tempo in stretta collaborazione con il gruppo del professor
Tazio Pinelli, dell'Istituto di fisica nucleare dell'Università degli Studi pavese.
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