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19/11/2001
Cancro, bombardamenti mirati con il "nuovo" atomo

Un singolo atomo radioattivo, inserito in una singola cellula cancerosa, per distruggerla dal suo interno. Sembra fantascienza anche in tempi di "nanotecnologie" e, invece, il progetto è stato sviluppato in uno dei centri più avanzati del mondo per la lotta ai tumori, lo Sloan-Kettering Cancer Center di New York.
Si tratta di un atomo inserito in una "gabbia molecolare" e agganciato a un anticorpo, in grado di trasportarlo proprio dentro alla cellula malata. "E' in questa fase che l'atomo esercita la sua azione, bombardandola dall'interno", spiega il dottor David Scheinberg, responsabile del progetto.
Questo "nanogeneratore atomico" (è così che è stato battezzato) ha già dimostrato di funzionare nei primi test su animali. "In realtà l'idea di colpire il cancro con isotopi radioattivi è vecchia di decine d'anni, e quella del nanogeneratore ha cominciato a circolare a metà degli anni Novanta. Non è stato però semplice arrivarci".
Il nanogeneratore - come lo descrive la rivista Science - impiega atomi radioattivi di attinio, un elemento radioattivo che si trova in natura, in grado di emettere radiazioni alfa, cioè particelle piccolissime ad alta energia, che decadono producendo atomi "figli" e che a loro volta emettono particelle alfa.
"Il problema fondamentale è stato però quello di realizzare le molecole di anticorpo in grado di trasportare il nanogeneratore nella cellula, e soprattutto la maniera di agganciarvi l'atomo radioattivo. "Ci sono voluti otto anni di ricerche - ammette Scheinberg - usando diversi tipi di anticorpi siamo però riusciti a traghettare l'atomo radioattivo in cellule cancerose di vario tipo: leucemia, linfoma, cancro al seno, alla prostata e alle ovaie. E il sistema ha dimostrato di funzionare, in vitro. Poi siamo passati agli animali: nei topi il nanogeneratore ha nuovamente funzionato, distruggendo cellule di cancro alla prostata e linfoma". Il primo test su volontari umani riguarderà probabilmente la leucemia e il linfoma.
L'impiego dell'attinio offre molti vantaggi: si tratta di un elemento con un lungo periodo di dimezzamento, il che significa che i nanogeneratori pssono essere sviluppati in un centro unico, una farmacia atomica, e poi distribuiti senza fretta ai medici e agli ospedali. Altro vantaggio: l'attinio è anche un sottoprodotto delle reazioni che avvengono nelle centrali nucleari, e dunque è disponibile senza problemi. E non ne serve molto, per trattare un singolo paziente.
"Probabilmente le iniezioni potranno essere praticate in un day hospital, o addirittura negli studi medici", osserva Scheinberg. "Anche perché il sistema è estremamente preciso: incorporare la particella radioattiva in una molecola biologica, cioè un anticorpo che va ad attaccare solo le cellule malate, significa colpire esattamente il tumore, e non danneggiare le cellule sane circostanti".

Fonte: ilnuovo

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