Un singolo atomo
radioattivo, inserito in una singola cellula cancerosa, per distruggerla dal suo interno.
Sembra fantascienza anche in tempi di "nanotecnologie" e, invece, il progetto è
stato sviluppato in uno dei centri più avanzati del mondo per la lotta ai tumori, lo
Sloan-Kettering Cancer Center di New York.
Si tratta di un atomo inserito in una "gabbia molecolare" e agganciato a un
anticorpo, in grado di trasportarlo proprio dentro alla cellula malata. "E' in questa
fase che l'atomo esercita la sua azione, bombardandola dall'interno", spiega il
dottor David Scheinberg, responsabile del progetto.
Questo "nanogeneratore atomico" (è così che è stato battezzato) ha già
dimostrato di funzionare nei primi test su animali. "In realtà l'idea di colpire il
cancro con isotopi radioattivi è vecchia di decine d'anni, e quella del nanogeneratore ha
cominciato a circolare a metà degli anni Novanta. Non è stato però semplice
arrivarci".
Il nanogeneratore - come lo descrive la rivista Science - impiega atomi radioattivi di
attinio, un elemento radioattivo che si trova in natura, in grado di emettere radiazioni
alfa, cioè particelle piccolissime ad alta energia, che decadono producendo atomi
"figli" e che a loro volta emettono particelle alfa.
"Il problema fondamentale è stato però quello di realizzare le molecole di
anticorpo in grado di trasportare il nanogeneratore nella cellula, e soprattutto la
maniera di agganciarvi l'atomo radioattivo. "Ci sono voluti otto anni di ricerche -
ammette Scheinberg - usando diversi tipi di anticorpi siamo però riusciti a traghettare
l'atomo radioattivo in cellule cancerose di vario tipo: leucemia, linfoma, cancro al seno,
alla prostata e alle ovaie. E il sistema ha dimostrato di funzionare, in vitro. Poi siamo
passati agli animali: nei topi il nanogeneratore ha nuovamente funzionato, distruggendo
cellule di cancro alla prostata e linfoma". Il primo test su volontari umani
riguarderà probabilmente la leucemia e il linfoma.
L'impiego dell'attinio offre molti vantaggi: si tratta di un elemento con un lungo periodo
di dimezzamento, il che significa che i nanogeneratori pssono essere sviluppati in un
centro unico, una farmacia atomica, e poi distribuiti senza fretta ai medici e agli
ospedali. Altro vantaggio: l'attinio è anche un sottoprodotto delle reazioni che
avvengono nelle centrali nucleari, e dunque è disponibile senza problemi. E non ne serve
molto, per trattare un singolo paziente.
"Probabilmente le iniezioni potranno essere praticate in un day hospital, o
addirittura negli studi medici", osserva Scheinberg. "Anche perché il sistema
è estremamente preciso: incorporare la particella radioattiva in una molecola biologica,
cioè un anticorpo che va ad attaccare solo le cellule malate, significa colpire
esattamente il tumore, e non danneggiare le cellule sane circostanti".
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