| Una nuova tecnica capace di
rappresentare per immagini linsorgere del morbo di Alzheimer in un cervello
perfettamente attivo, ancora prima che la malattia attacchi le cellule cerebrali: è
quanto è stato realizzato da un gruppo di ricercatori dellUCLA, University of
California Los Angeles, che ne hanno dato notizia sullAmerican Journal of
Geriatric Psychiatry.
Grazie ad essa i medici saranno in grado
di compiere diagnosi precocissime e seguire con estrema precisione lo sviluppo di un
disturbo che affligge il 10 per cento degli anziani oltre i 65 anni, e che è destinato a
diffondersi sempre di più, a causa anche dellaumento della durata media della vita.
«Siamo riusciti a combinare luso
di un nuovo marcatore chimico, denominato FDDNP, con la tomografia a emissione di
positroni, la PET. E per la prima volta siamo riusciti a controllare le lesioni che
indicano lo sviluppo della malattia in un paziente in vita», racconta uno degli
scienziati, il professor Jorge Barrio, docente di farmacologia molecolare allUCLA.
Fino a oggi, infatti, una diagnosi definitiva di Alzheimer era possibile solo con
lanalisi del cervello, dopo il decesso del paziente: e in ogni caso anche gli
interventi terapeutici potevano iniziare solo dopo che i danni provocati dal morbo erano
manifesti, e dunque irreversibili.
Il tracciante molecolare realizzato
allUCLA è in grado di fissarsi proprio sui punti del tessuto cerebrale in cui sono
avvenute lesioni anche minime (le cosiddette placche amiloidi), che poi ampliandosi
sconvolgono le funzioni cerebrali, distruggendo le cellule e causando i sintomi più
tipici dellAlzheimer, il disorientamento e la perdita della memoria.
I primi test svolti con la nuova tecnica
cioè sottoponendo alla PET il cervello di soggetti cui era stato iniettato il
tracciante hanno consentito proprio di scoprire lesioni dovute al morbo ancora
prima che la malattia si manifestasse nella sua gravità, cioè prima che la placca si
diffondesse a colpire i neuroni circostanti. «A questo punto è evidente il valore
preventivo della nuova tecnica», spiega Barrio. «Per esempio sarà possibile stabilire
quando un intervento medico è ancora in grado di bloccare lo sviluppo della malattia, e
controllare - momento per momento - lefficacia terapeutica di nuovi farmaci o di
vaccini».
Una ulteriore conferma della validità
del sistema è venuta dalla autopsia effettuata sul cervello di un ammalato di Alzheimer
che, in precedenza era stato esaminato con PET e FDDNP: ebbene, le lesioni riscontrare nei
centri della memoria del paziente corrispondevano perfettamente con le immagini ottenute
in precedenza.
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