| L'Helicobacter Pylori è al centro di alcune ricerche che ne
sottolineano la dannosità e la nocività per il nostro organismo, attaccato da tumori e
ulcere causate proprio dal batterio.
La prima campagna di studio è stata
avviata dall'Istituto Karolinska di Stoccolma, i cui risultati si basano sull'utilizzo di
test Immunoblot che (diversamente dai test Elisa convenzionali) individua anche precedenti
infezioni. Secondo gli specialisti svedesi, infatti, la scomparsa del batterio e quindi la
sua "non rilevabilità è causata dall'alterazione del micro-ambiente
precanceroso".
I due test, Immunoblot e Elisa, sono
stati eseguiti in quasi trecento pazienti ai quali era stata riscontrata una diagnosi di
adenocarcinoma gastrico e in oltre duecento individui sani. I ricercatori hanno confermato
una presenza più frequente dell'H. pylori nei pazienti con il carcinoma: 91% contro 56%
con Immunoblot e 72% contro 55% con Elisa. Rispetto al rischio di carcinoma gastrico
tuttavia gli autori hanno calcolato che, in caso di test Elisa positivo il rischio di
carcinoma è doppio. Questo rischio è invece 21 volte maggiore in caso di Elisa positivo
e Immunoblot positivo e 68 volte maggiore in caso di Elisa negativo e Immunoblot positivo.
I dati sembrano indicare che
"l'associazione tra Helicobacter pylori e carcinoma gastrico è maggiore di quanto
ipotizzato finora, in base agli studi che hanno utilizzato unicamente i test Elisa".
La seconda indagine arriva da Hong Kong,
dove specialisti del Prince of Wales Hospital hanno registrato come il trattamento delle
infezioni da Helicobacter pylori riduca significativamente il rischio di ulcere nei
pazienti in trattamento con anti-infiammatori non steroidei da lungo tempo.
Sono stati così studiati cento pazienti
trattati con omeprazolo in associazione ad un antibiotico, assente invece nel gruppo
placebo, e in terapia da almeno sei mesi con diclofenac. L'H. pylori è stato eradicato
nel 90% dei soggetti sotto antibiotici contro il 6% del gruppo placebo; l'ulcera è stata
osservata rispettivamente in 5 su 51 casi e in 15 su 49 casi. Il rischio di ulcera a sei
mesi, infine, è stato rispettivamente pari al 12% e al 34% (rischio di ulcera complicata
rispettivamente pari al 4% e al 27%).
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