| Si chiama 'cisapride' e secondo il
dr. R. Hermon Dowling del Kings College di Londra può contribuire a prevenire gli effetti
dell'ocreotide, farmaco che inibisce lo svuotamento della cistifellea e prolunga il
transito intestinale, sulla formazione dei calcoli biliari.
Il medico inglese con la collaborazione
di alcuni colleghi ha tentato di determinare se il trattamento con cisapride potesse
evitare questi effetti negativi dell'ocreotide. Egli ha somministrato per due settimane 10
mg di cisapride quattro volte al giorno in pazienti acromegalici, sia non sottoposti sia
sottoposti a trattamento con ocreotide, riscontrando nei primi volumi biliari superiori a
digiuno e residui nella cistifellea ma volume delta, frazione di eiezione e velocità di
svuotamento della cistifellea praticamente immutati; i secondi, invece, rivelavano
velocità di svuotamento accelerata, un aumento del volume a digiuno, residuo e delta
nella colecisti e ridotto tempo di transito bocca-intestino cieco e nell'intestino crasso
che comportava una seria riduzione sierica della proporzione media di acido deossicolico
(DCA) a digiuno.
Dunque, la cisapride bilancia gli effetti
collaterali dell'ocreotide sia sul transito intestinale sia sulla percentuale di DCA nel
siero. Il transito intestinale è considerato come un meccanismo patogenetico nella
formazione di calcoli biliari. Attualmente la cisapride è stata ritirata dal mercato
americano perchè si temono possibilità di tossicità nei confronti del muscolo cardiaco
e quindi non si prevedono imminenti studi clinici sul farmaco .
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