| La schizofrenia si annida nei cromosomi 13 e 15. O
meglio, è in questi cromosomi che il malfunzionamento e linterazione di una serie
di geni (più di cento) inducono una serie di piccolissime modifiche cerebrali che
(insieme e ovviamente con il concorso di fattori ambientali) portano alla schizofrenia, un
disturbo mentale devastante e misterioso, che affligge un individuo su cento.
La scoperta si deve a un nutrito gruppo
di ricercatori americani, appartenenti a più università e centri di ricerca, che hanno
compiuto la più vasta indagine mai effettuata per associare geni e malattia mentale. «I
cromosomi sui quali si è appuntata la nostra attenzione erano quattro. E in due di essi,
effettivamente, siamo riusciti ad avere una conferma», spiega la dottoressa Debby Tsuang,
genetista molecolare dellUniversità di Washington e coordinatrice dellintero
progetto. «In effetti già in passato si erano provati legami fra geni e schizofrenia.
Solo che era sempre stato difficile isolare i singoli tratti di cromosoma,e spesso i
risultati erano contraddittori».
A essere presi in esame, questa volta,
sono stati 166 gruppi familiari, in tutta lAmerica e di tutte le etnie,
allinterno dei quali erano già stati diagnosticati almeno due casi di schizofrenia.
Ricercatori di ben otto centri medici universitari hanno prima condotto gli esami e le
interviste con tutti i soggetti, mentre alluniversità di Washington ne è stato
esaminato il Dna.
Da qui, la conferma: i cromosomi che
ospitano i geni difettosi sono il 13 e il 15. Con una sorpresa: nel 15 si annida la
schizofrenia degli americani di origine europea, nel 13 quella degli americani di origine
africana. «E questa è davvero la prima volta che si stabilisce una differenza su base
etnica.
Fra laltro, questa sorta di
razzismo molecolare ci consente di comprendere perché gli studi in fatto di
disturbi mentali, fatti in diversi gruppi etnici, portano a risultati diversi o, spesso,
conflittuali. Ciò, prima, era inspiegabile».
I risultati della ricerca sono stati
esposti al recente convegno dell'American College of Neuropsychopharmacology.
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