| Un pacemaker, concettualmente simile a quello che si usa per il
cuore, capace di stimolare invece il cervello e di ridurre la depressione, con effetti
benefici che durano almeno un paio danni. È quanto hanno realizzato due studiosi
americani - Mark George della Medical University of South Carolina, e John Rush
dellUTS Medical Center di Dallas, Texas che lhanno presentato anche al
recente convegno dellAmerican College of Neuropsychopharmacology.
La tecnica è stata battezzata VNS, cioè
vagus nerve stimulation, stimolazione del nervo vago: si realizza impiantando un
piccolo pacemaker nel petto del paziente, e connettendolo, allaltezza del collo, al
nervo vago sinistro. Lo stimolatore invia impulsi intermittenti al nervo, che li trasmette
al cervello (il vago è un nervo maggiore, che porta informazioni dal cuore e
da altri organi interni fino appunto al cervello).
Il VNS è stato sviluppato alla Cyberonics Inc di Houston, Texas, soprattutto per il
trattamento della epilessia, bloccando le crisi proprio grazie agli stimoli elettrici sul
nervo vago. Per questo è in uso fin dal 1994 ed è già stato impiantato in circa 14 mila
epilettici in tutto il mondo.
Dal momento però che come effetto
collaterale dellapplicazione, i medici avevano spesso verificato nei pazienti anche
un miglioramento dellumore, e considerando che la connessione cerebrale interessa
anche unarea nota per questa funzione, i ricercatori hanno voluto verificare
lefficacia del sistema anche come terapia antidepressiva. «Abbiamo selezionato 30
soggetti adulti con sintomi depressivi profondi, e di sindrome bipolare, che non avevano
reagito ad almeno due trattamenti farmacologici», spiega il dottor Mark George. «Dopo
aver riscontrato risultati positivi, abbiamo aggregato alla sperimentazione altre 30
persone».
Che cosa è successo dunque? «Dopo otto
settimane di trattamento, dal 30 al 40 per cento dei soggetti dava segni di miglioramento
della propria condizione. Ma quello che ci ha fatto letteralmente saltare sulla sedia è
il fatto che in un buon 20 per cento i sintomi erano assolutamente scomparsi. Era gente in
cura da più di dieci anni, senza esiti, e adesso il problema sembrava allimprovviso
risolto».
La tecnica ha dimostrato di funzionare meglio con i pazienti che erano già stati
sottoposti, senza esito, a due o tre cicli di terapia farmacologica: il 60 per cento di
questi ultimi ha dato consistenti segni di miglioramento. E comunque tutti i soggetti, chi
più chi meno, hanno avuto un risultato positivo.
A questo test è seguito, comunque, un
periodo di ulteriori verifiche durato ben due anni, per valutare gli effetti a lungo
termine dellapplicazione del VNS, e la possibile presenza di effetti collaterali.
«Il risultato è che i pazienti che avevano reagito bene alla terapia basata sul
pacemaker continuavano a stare bene. E che molti altri, che allinizio non avevano
reagito, dopo due anni davano notevoli segni di miglioramento», spiega il dottor John
Rush. «Non abbiamo registrato effetti collaterali, né forme di assuefazione, come a
volte accade con gli psicofarmaci. Di più: alcuni pazienti hanno definitivamente dismesso
la terapia farmacologica, anche contro il volere del medico curante, e usano come
strumento terapeutico solo il pacemaker».
Luso del VNS come stimolatore
antidepressivo è considerato negli Stati Uniti ancora sperimentale. Ma la Cyberonics ha
avviato una ulteriore serie di test clinici, a doppio cieco (lo stesso medico ignora a
quale paziente sia applicato il sistema), e i risultati saranno resi noti in primavera.
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