La psoriasi, una
malattia poco conosciuta anche da chi ne soffre.
Si tratta di una patologia autoimmune che colpisce la pelle, non infettiva, perciò, non
trasmissibile per contatto o tramite l'uso comune di oggetti. Purtroppo, però, accompagna
il malato per tutta la vita (può fare la sua comparsa ad ogni età) alternando fasi acute
ad altre in cui i sintomi clinici regrediscono fino a scomparire per periodi più o meno
lunghi.
Macchie arrossate, per lo più tondeggianti e dai bordi ben definiti, ricoperte da squame
biancastre caratterizzano questo tipo di patologia che colpisce in Italia oltre un milione
di persone. La grandezza delle chiazze può variare da pochi millimetri a diversi
centimetri, e possono comparire in tutte le parti del corpo, anche se più spesso ciò
avviene ai gomiti, alle ginocchia, sui palmi delle mani e sulle piante dei piedi, alle
unghie, sul cuoio capelluto, nella regione lombosacrale e sulla superficie estensoria
degli arti.
Il difetto di base consiste in un notevole aumento (pari a circa dieci volte più del
normale) della produzione di nuove cellule cutanee (cheratinociti) rispetto all'immutata
eliminazione di quelle vecchie. L'infiammazione, invece, è dovuta alla forte presenza di
componenti del sistema immunitario impegnati a distruggere i cheratinociti in eccesso.
E' importante trattare questa patologia tempestivamente per evitare l'insorgenza di altre
dermatosi o non permettergli di colpire le articolazioni (artropatia psoriasica). Unico
dato certo sull'insorgenza della malattia è la sua trasmissione per via ereditaria, visto
che ad oggi non se ne conoscono ancora le cause.
Certamente lo scatenarsi della fase acuta incidono stress, turbe emotive ed esaurimento
nervoso, così come sul decorso della malattia e sull'estensione delle macchie incidono
anche fattori fisici (traumi, modificazioni ormonali, freddo invernale e clima umido),
infettivi (tonsilliti, faringiti ed infezioni da streptococco in genere), farmacologici
(uso di farmaci, brusca interruzione di terapie cortisoniche protratte nel tempo) e
metabolici (diete, uso di alcolici).
La psoriasi viene classificata con un diverso nome a seconda della localizzazione,
dell'estensione e della gravità delle manifestazioni cutanee. E' possibile, comunque, che
la variante di un individuo si modifichi nel corso della sua vita, o che ne abbia più di
una contemporaneamente.
Pur non essendo una malattia particolarmente grave o mortale la psoriasi influisce però
sullo stato psicologico del malato (con ripercussioni sulla sua vita affettiva e
professionale), in particolare perché le lesioni sono spesso visibili anche dagli altri.
Sia per la diagnosi (facilmente eseguibile) che per la scelta della cura più appropriata
è fondamentale rivolgersi a medici e centri specializzati. Con un ciclo di terapie
appropriato le chiazze possono regredire sino a scomparire. Va comunque tenuta sempre
sotto controllo.
Più usate nelle forme modeste (ben localizzate) sono le cosiddette terapie topiche a base
di creme e pomate cortisoniche o contenenti catrame di carbone o antralina, ed unguenti da
applicare direttamente sulle lesioni psoriatiche.
Ottimi risultati si ottengono anche con l'elioterapia (esposizione ai raggi solari o alla
lampada a raggi ultravioletti) e con l'assunzione di vitamina D (in quantità comunque
moderata).
Anche l'agopuntura si è rivelata un'ottima possibilità di cura contro la psoriasi, e
quel che più conta, non ha effetti collaterali.
Le forme più gravi, invece, vengono trattate con terapie sistemiche, più complete ed
efficaci, in quanto interessano l'intero organismo, ma per questo anche dai possibili
effetti collaterali. Quelle più usate sono la fotochemioterapia, la ciclosporina, i
retinoidi ed i citostatici. Devono sempre essere seguite da specialisti.
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