Un vaccino per
prevenire e bloccare l'Alzheimer. Se ne parla oggi e domani a Firenze, dove è in
corso il convegno italo-americano su 'Invecchiamento del cervello e demenza.
Identificazione precoce della malattia di Alzheimer e strategie preventive'. Sei farmaci
sono in corso di sperimentazione, la ricerca è già ad uno stadio avanzato, ed entro
marzo si avranno i primi risultati degli sudi sull'uomo. Vediamo di cosa si tratta.
Firenze ha la più alta percentuale di
anziani al mondo: per ogni giovane al di sotto dei 15 anni, ci sono più di due
persone con oltre 65 anni. Se si considera che il 10 per cento degli ultra
sessantacinquenni è affetto da qualche forma di demenza, si possono valutare le
dimensioni del problema. L'area fiorentina è un caso limite, con 12.500 malati di
Alzheimer su poco più di 700.000 abitanti. Per questo Firenze è diventata città
laboratorio dell'Alzheimer, con un convegno sulla demenza senile, dove si parlerà della
possibilità di usare un vaccino per arrestare la diffusione di questa malattia e curarla
in chi ne è già affetto. Un vaccino per salvarci da un futuro angosciante, perché la
tendenza all'invecchiamento e alla riduzione delle nascite potrebbe, entro pochi anni,
estendere la situazione fiorentina a gran parte del territorio nazionale, con il rischio
che l'Alzheimer diventi la principale malattia; e non solo in Italia, dove sta già
affliggendo circa un milione di persone.
Firenze è il simbolo di un futuro senza
memoria e proprio qui, nel cuore del problema, venerdì 23 e sabato 24 novembre un
convegno internazionale nel Palazzo dei Congressi affronta l'incubo della demenza
senile e dà una speranza al nostro futuro. Il convegno "Invecchiamento del
cervello e demenza. Identificazione precoce della malattia di Alzheimer e strategie
preventive" è organizzato da Italia e Stati Uniti con il dipartimento di scienze
neurologiche dell'università di Firenze e il dipartimento di neurologia dell'università
del Wisconsin. Presidenti: il professor Sandro Sorbi, ordinario di neurologia
nell'università di Firenze, il professor Giancarlo Pepeu, ordinario di
farmacologia nell'università di Firenze, Piero Antuono, direttore del centro Alzheimer
dell'università del Wisconsin.
L'Alzheimer non è un destino
dell'invecchiamento, ma una malattia con una forte componente genetica. Lo confermano
studi fatti anche a Firenze, nella clinica neurologica del professor Sorbi, con la
partecipazione della dottoressa Benedetta Nacmias. Sono stati scoperti tre geni che, se
difettosi, causano la malattia, finalmente decifrata nel suo meccanismo. L'alterazione di
questi geni compromette la chimica dell'amiloide, una sostanza di scarto prodotta
dall'organismo, che normalmente ha la funzione di ripulire le membrane esterne dei
neuroni, ma che nei soggetti predisposti alla malattia di Alzheimer non viene eliminata,
si accumula fra le cellule nervose del cervello riducendo e poi bloccando la trasmissione
degli impulsi. Questa interruzione delle connessioni biochimiche fra neuroni priva i
malati della memoria, anche di quella necessaria per riconoscere i familiari e per fare i
gesti più semplici. Si è scoperto che l'amiloide, pur essendo un prodotto
dell'organismo, può essere attaccata dal sistema immunitario se opportunamente stimolato
e può essere distrutta dagli anticorpi, come fosse un virus o un batterio. Sono in
corso di sperimentazione già sei farmaci, vaccini per la memoria per creare anticorpi
contro la demenza.
La ricerca è in stadio avanzato ed
entro il prossimo mese di marzo si avranno i primi risultati degli studi sull'uomo,
sia su malati di Alzheimer sia su persone sane, per prevenire la malattia e curare chi ne
è già affetto. E' uno degli aspetti del grande impegno per sconfiggere questo male
devastante, che coinvolge non solo i malati ma anche i loro familiari, diventando una
piaga sociale del nostro tempo e un dramma incombente sul nostro futuro, che a Firenze è
già cominciato; ma proprio dalla città più vecchia nella regione più vecchia nella
nazione più vecchia, arriva la speranza per un rinascimento della memoria.
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