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23/11/2001
Alzheimer, presto un vaccino

Un vaccino per prevenire e bloccare l'Alzheimer. Se ne parla oggi e domani a Firenze, dove è in corso il convegno italo-americano su 'Invecchiamento del cervello e demenza. Identificazione precoce della malattia di Alzheimer e strategie preventive'. Sei farmaci sono in corso di sperimentazione, la ricerca è già ad uno stadio avanzato, ed entro marzo si avranno i primi risultati degli sudi sull'uomo. Vediamo di cosa si tratta.

Firenze ha la più alta percentuale di anziani al mondo: per ogni giovane al di sotto dei 15 anni, ci sono più di due persone con oltre 65 anni. Se si considera che il 10 per cento degli ultra sessantacinquenni è affetto da qualche forma di demenza, si possono valutare le dimensioni del problema. L'area fiorentina è un caso limite, con 12.500 malati di Alzheimer su poco più di 700.000 abitanti. Per questo Firenze è diventata città laboratorio dell'Alzheimer, con un convegno sulla demenza senile, dove si parlerà della possibilità di usare un vaccino per arrestare la diffusione di questa malattia e curarla in chi ne è già affetto. Un vaccino per salvarci da un futuro angosciante, perché la tendenza all'invecchiamento e alla riduzione delle nascite potrebbe, entro pochi anni, estendere la situazione fiorentina a gran parte del territorio nazionale, con il rischio che l'Alzheimer diventi la principale malattia; e non solo in Italia, dove sta già affliggendo circa un milione di persone.

Firenze è il simbolo di un futuro senza memoria e proprio qui, nel cuore del problema, venerdì 23 e sabato 24 novembre un convegno internazionale nel Palazzo dei Congressi affronta l'incubo della demenza senile e dà una speranza al nostro futuro. Il convegno "Invecchiamento del cervello e demenza. Identificazione precoce della malattia di Alzheimer e strategie preventive" è organizzato da Italia e Stati Uniti con il dipartimento di scienze neurologiche dell'università di Firenze e il dipartimento di neurologia dell'università del Wisconsin. Presidenti: il professor Sandro Sorbi, ordinario di neurologia nell'università di Firenze, il professor Giancarlo Pepeu, ordinario di farmacologia nell'università di Firenze, Piero Antuono, direttore del centro Alzheimer dell'università del Wisconsin.

L'Alzheimer non è un destino dell'invecchiamento, ma una malattia con una forte componente genetica. Lo confermano studi fatti anche a Firenze, nella clinica neurologica del professor Sorbi, con la partecipazione della dottoressa Benedetta Nacmias. Sono stati scoperti tre geni che, se difettosi, causano la malattia, finalmente decifrata nel suo meccanismo. L'alterazione di questi geni compromette la chimica dell'amiloide, una sostanza di scarto prodotta dall'organismo, che normalmente ha la funzione di ripulire le membrane esterne dei neuroni, ma che nei soggetti predisposti alla malattia di Alzheimer non viene eliminata, si accumula fra le cellule nervose del cervello riducendo e poi bloccando la trasmissione degli impulsi. Questa interruzione delle connessioni biochimiche fra neuroni priva i malati della memoria, anche di quella necessaria per riconoscere i familiari e per fare i gesti più semplici. Si è scoperto che l'amiloide, pur essendo un prodotto dell'organismo, può essere attaccata dal sistema immunitario se opportunamente stimolato e può essere distrutta dagli anticorpi, come fosse un virus o un batterio. Sono in corso di sperimentazione già sei farmaci, vaccini per la memoria per creare anticorpi contro la demenza.

La ricerca è in stadio avanzato ed entro il prossimo mese di marzo si avranno i primi risultati degli studi sull'uomo, sia su malati di Alzheimer sia su persone sane, per prevenire la malattia e curare chi ne è già affetto. E' uno degli aspetti del grande impegno per sconfiggere questo male devastante, che coinvolge non solo i malati ma anche i loro familiari, diventando una piaga sociale del nostro tempo e un dramma incombente sul nostro futuro, che a Firenze è già cominciato; ma proprio dalla città più vecchia nella regione più vecchia nella nazione più vecchia, arriva la speranza per un rinascimento della memoria.

Fonte: kwsalute

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