"L'alternativo"
di nuovo sotto la lente del ministero che, entro il 2002, promette di rilasciare una
fotografia completa di queste medicine grazie al lavoro degli esperti dell'Istituto
Superiore di Sanita' che stanno raccogliendo dati statistici e scientifici per cercare di
catalogarle, di capire se funzionano e se provocano effetti collaterali pericolosi.
Questo e' quanto annunciato, nel corso
del seminario sulle medicine non convenzionali svoltosi qualche giorno fa a Roma presso
l'ISS, dal coordinatore del progetto di ricerca, Roberto Raschetti, che ha promesso di
concludere in questo modo il lavoro avviato nel 2000.
L'obiettivo primario, comunque, resta quello di avviare un sistema di valutazione e
controllo di effetti indesiderati, in particolare delle erbe, un sistema di
"fitovigilanza" simile all'attuale modello di farmacovigilanza adottato per la
medicina tradizionale. In realta', nel nostro paese vi sono gia' delle forme
"embrionali" di controllo ma manca, comunque, un sistema di controllo ufficiale.
Resta, comunque, il fatto che e' necessario qualcosa di ufficiale, perlomeno per sedare le
polemiche, specialmente quando si parla di pericoli connessi all'alternativo, o di non
medicina, visto che sono in molti a risentirsi.
E' il caso dei rappresentanti della
Scuola italiana di medicina omeopatica hahnemanniana (Simoh) che hanno da poco inaugurato
il nuovo anno accademico di studi medici omeopatici, i quali hanno affermato che
l'omeopatia e' una medicina che viene praticata nel mondo da duecento anni, con ottimi
risultati, e non si puo' piu' definirla come una cura alternativa. Questi stessi medici
hanno voluto anche respingere le critiche rivolte, qualche giorno fa, dai premi Nobel
Montalcini e Dulbecco all'omeopatia, da loro definita una non-cura: i medici omeopatici
hanno affermato in una nota di non sapere a quali studi si riferiscano le confutazioni
espresse dai due nobel, di non conoscere il percorso di studio dell'omeopatia da loro
compiuto, ne' quali verifiche nelle diverse scuole mediche omeopatiche esistenti nel mondo
siano state compiute, ne' quali consultazioni con medici, quali approfondimenti e studi
clinici siano stati fatti e abbiano potuto condurre a conclusione di condanna
dell'omeopatia cosi' ultimative come quelle da loro espresse.
E' chiaro, dunque, che anche a fronte di
queste spiacevoli situazioni che finiscono per contrapporre delle scuole di pensiero e di
ingenerare confusione nell'assistito, urge un'adeguata regolamentazione, anzi, per dirla
con le parole di Rascetti "piu' regole, piu' informazione e piu' vigilanza".
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