Analizzando
le urine degli scimpanzè selvatici, alcuni ricercatori hanno scoperto che molti meno
animali del previsto sono portatori del SIVcpz, il virus dell'immunodeficienza delle
scimmie, che rappresenta probabilmente l'antenato dell'HIV che colpisce gli esseri umani.
Questa tecnica di studio potrebbe gettare
un po' di luce sulle origini e l'evoluzione dei virus che causano l'AIDS.
«Si tratta di un metodo non invasivo per studiare il parente selvatico dell'HIV nel suo
ambiente naturale», ha spiegato Beatrice Hahn, dell'Università dell'Alabama a Birmingham, che ha guidato la
ricerca, pubblicata sulla rivista «Science».
Lavorando in Costa d'Avorio, Uganda e
Tanzania, i ricercatori hanno raccolto l'urina degli animali usando ombrelli capovolti
posti sotto gli alberi su cui vivono. I campioni così ottenuti sono poi stati analizzati
per verificare la presenza degli anticorpi contro il virus SIVcpz. Ben tre ceppi di questo
virus sono stretti parenti dell'HIV-1, che causa la maggior parte dei decessi nel mondo
occidentale.
Si è visto così che di 58 animali
studiati, solo uno era infetto dal virus, mentre gli esperti si aspettavano un'incidenza
pari addirittura al 90 per cento. Questo significa che il SIV si diffonde molto lentamente
tra gli scimpanzè selvatici e non è quindi particolarmente infettivo.
Poiché si spera di ricavare da queste
ricerche indizi importanti allo sviluppo di un vaccino o una cura per l'HIV, i ricercatori
contano ora di proseguire il loro studio, per individuare altre popolazioni di scimpanzè
in cui è presente il virus SIV.
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