Poter riprogrammare il
patrimonio genetico cambierà le nostre vite e riscriverà destini medici ed umani fino ad
oggi segnati dalla nascita. Napoli - e forse risparmiamo qualche parola nell'affermarlo -
ne è senz'altro una delle capitali del mondo. E' a Napoli che bisogna guardare per
scrutare in un futuro non vicinissimo, ma forse raggiungibile nell'arco della vita di chi
legge e di chi scrive.
Pochi sanno, dunque, che la città
custodisce, nella struttura del Vecchio Policlinico, la più importante, fornita ed
attrezzata banca del Dna in Europa. Lo staff di del Professor Giovanni Nigro, da anni,
raccoglie le impronte genetiche di migliaia di pazienti affetti da vari tipi di distrofia
muscolare (e va ricordato che il muscolo per eccellenza è il cuore). Italiani e pazienti
da tutto il bacino del Mediterraneo e dall'Europa: la banca del Dna gestita da Nigro, con
le Prof. Luisa Politanmo e Lucia Gomi, è una formidabile occasione di ricerca incrociata
su mappe genetiche diverse e con mutazioni puntiformi. "E il progresso nella ricerca
- dice Nigro - è continuo. Ogni giorno può portare la sua novità". Ogni giorno
può portare ad isolare ed analizzare un gene mutato, un piccolissimo pezzo difettoso che
dà comandi sbagliati al nostro organismo e ci fa ammalare.
Cambiare la vita domani a tantissimi. A
molti però lo staff napoletano la cambia già oggi. Perchè qui si parla di genetica
medica: genetica militante , se ci si passa la definizione, che fa di ogni campione di
sangue analizzato un paziente curato. Ogni provetta è un malato, ha un nome ed una storia
da seguire. Il fantastico, certosino, lavoro di ricerca sulle distrofie genetiche è, non
da oggi, testato sul campo ogni giorno. Questo non vuol dire ancora terapia genetica,
ovvero "cambio" del pezzo che non funziona. Per quello occorrerà ancora tempo e
la soluzione di una serie di problemi medici, ma anche filosofici e morali (la ricerca
genetica potrebbe essere usata bene come male, come ogni tipo di ricerca
rivoluzionarianella storia dell'uomo).
Ma qui, al vecchio Policlinico, i medici
che studiano il genoma sono riusciti a far arretrare malattie senza speranza di guarigione
e, nel passato, lasciate anche senza terapia efficace. Un esempio per tutti. La terribile
distrofia di Duchenne uccideva entro il diciottesimo anno senza remissione.
Una condanna scritta nel genoma. Oggi nulla ancora è cambiato nel testo della condanna.
Ma lo staff del policlinico ha pazienti affetti da Duchenne che hanno 38 anni. Vivi. E ben
vivi, verrebbe da dire. Ossia con una qualità della vita decorosa.
Lo staff del vecchio policlinico ha
dimostrato la verità dell'antico detto che ogni medico (che sia tale) conosce: "la
parola del medico cura". La parola, la presenza e la cocciutaggine nel far fare un
passo indietro al male.
Qui, fra queste mura degradate e queste
stanze rimediate, è nato il primo consultorio genetico. Era il 1977. Cosa offre? Una
diagnosi (e c'è chi la cerca per anni e magari non la ottiene mal), una terapia per
vivere al meglio, perfino le assistenti sociali che si fanno carico della burocrazia. E la
genetica militante, quella che ogni giorno si ritaglia sul suo motivo d'esistere: la
sofferenza dell'uomo.
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