Allinizio del
prossimo anno il vaccino italiano contro lAids potrà essere sperimentato
sulluomo.
Nei prossimi mesi il ministero per la salute dovrà concedere lautorizzazione ai tre
centri italiani, il Policlinico Umberto I e lo Spallanzani di Roma, il San Raffaele a
Milano che sperimenteranno il vaccino antiTat scoperto da Barbara Ensoli
dellIstituto Superiore di Sanità su 100 volontari.
Laboratori scozzesi stanno producendo il
vaccino ma occorreranno almeno sette anni, sostiene la ricercatrice, per sapere se
lAnti-Tat, già testato con successo sugli animali, funziona anche sulluomo.
Ieri, intanto, la notizia che il gruppo
di ricerca diretto da Mauro Piacentini dello Spallanzani, in collaborazione con
ricercatori francesi del Roussy, ha identificato uno dei principali meccanismi molecolari
responsabili del suicidio delle cellule immunitarie nei malati di Aids.
È stato proprio il ministro Sirchia,
intervenuto ieri allospedale Sacco di Milano ad un convegno per la Giornata mondiale
dellAids, ad annunciare la «buona notizia» del vaccino che potrà essere prodotto
e distribuito anche grazie ad un accordo con il governo americano. «Lo scenario, comunque
- ha detto Sirchia - è cambiato moltissimo: con le terapie sequenziali, le combinazioni
di farmaci, oggi non si può morire più di Aids (anche se non si guarisce), quindi i
malati possono essere reinseriti nella vita attiva», una delle sfide maggiori della
società.
Il ministro per la Salute ha poi
rassicurato gli scienziati preoccupati di possibili tagli ai fondi alle ricerche sulla
sindrome. Tra gli impegni del governo, oltre ai rifinanziamenti alla ricerca nel 2002,
anche un regolamento nazionale che consenta di trapiantare i sieropositivi e una campagna
informativa che avrà nuovamente come testimonial Lupo Alberto.
Non tutti, però, condividono
lottimismo del ministro. «Non possiamo limitarci ad aspettare il vaccino, che
purtroppo è ancora lontano e non si sa quando arriverà»: è lopinione del
presidente della Lega per la lotta allAids Vittorio Agnoletto, di ritorno dal
Sudafrica per la messa a punto di un progetto sulla trasmissione materno-infantile del
virus.
In Sud Africa, dove i sieropositivi sono oltre 4 milioni, nonostante le multinazionali
abbiano rinunciato alla causa per far valere i brevetti, è ancora impossibile acquistare
a prezzi più bassi i farmaci antiretroivirali, con il risultato che può permettersi la
cura il 10-15% della popolazione, quasi tutti bianchi, in un Paese in cui cè il 10%
dei malati del mondo.
Ancora, basterebbero una sola pillola per la madre, e uno sciroppo per il neonato a base
di nevirapina, per impedire la trasmissione del virus al momento del parto, ma la
sperimentazione della terapia è stata autorizzata soltanto in pochissime cliniche del
Paese.
Secondo la Lila, il prezzo per salvare un bambino dallinfezione è di 150mila lire.
«Cari fratelli e sorelle malati di Aids,
non sentitevi soli: il Papa vi è vicino con affetto e vi sostiene nel vostro difficle
cammino». Anche Giovanni Paolo II, ieri, ha ricordato la Giornata Mondiale dellAids
sottolineando la vicinanza della Chiesa agli scienziati.
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