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02/12/2001
Aids, verso il vaccino. Fondi anche dagli Usa

All’inizio del prossimo anno il vaccino italiano contro l’Aids potrà essere sperimentato sull’uomo.
Nei prossimi mesi il ministero per la salute dovrà concedere l’autorizzazione ai tre centri italiani, il Policlinico Umberto I e lo Spallanzani di Roma, il San Raffaele a Milano che sperimenteranno il vaccino anti—Tat scoperto da Barbara Ensoli dell’Istituto Superiore di Sanità su 100 volontari.

Laboratori scozzesi stanno producendo il vaccino ma occorreranno almeno sette anni, sostiene la ricercatrice, per sapere se l’Anti-Tat, già testato con successo sugli animali, funziona anche sull’uomo.

Ieri, intanto, la notizia che il gruppo di ricerca diretto da Mauro Piacentini dello Spallanzani, in collaborazione con ricercatori francesi del Roussy, ha identificato uno dei principali meccanismi molecolari responsabili del suicidio delle cellule immunitarie nei malati di Aids.

È stato proprio il ministro Sirchia, intervenuto ieri all’ospedale Sacco di Milano ad un convegno per la Giornata mondiale dell’Aids, ad annunciare la «buona notizia» del vaccino che potrà essere prodotto e distribuito anche grazie ad un accordo con il governo americano. «Lo scenario, comunque - ha detto Sirchia - è cambiato moltissimo: con le terapie sequenziali, le combinazioni di farmaci, oggi non si può morire più di Aids (anche se non si guarisce), quindi i malati possono essere reinseriti nella vita attiva», una delle sfide maggiori della società.

Il ministro per la Salute ha poi rassicurato gli scienziati preoccupati di possibili tagli ai fondi alle ricerche sulla sindrome. Tra gli impegni del governo, oltre ai rifinanziamenti alla ricerca nel 2002, anche un regolamento nazionale che consenta di trapiantare i sieropositivi e una campagna informativa che avrà nuovamente come testimonial Lupo Alberto.

Non tutti, però, condividono l’ottimismo del ministro. «Non possiamo limitarci ad aspettare il vaccino, che purtroppo è ancora lontano e non si sa quando arriverà»: è l’opinione del presidente della Lega per la lotta all’Aids Vittorio Agnoletto, di ritorno dal Sudafrica per la messa a punto di un progetto sulla trasmissione materno-infantile del virus.
In Sud Africa, dove i sieropositivi sono oltre 4 milioni, nonostante le multinazionali abbiano rinunciato alla causa per far valere i brevetti, è ancora impossibile acquistare a prezzi più bassi i farmaci antiretroivirali, con il risultato che può permettersi la cura il 10-15% della popolazione, quasi tutti bianchi, in un Paese in cui c’è il 10% dei malati del mondo.
Ancora, basterebbero una sola pillola per la madre, e uno sciroppo per il neonato a base di nevirapina, per impedire la trasmissione del virus al momento del parto, ma la sperimentazione della terapia è stata autorizzata soltanto in pochissime cliniche del Paese.
Secondo la Lila, il prezzo per salvare un bambino dall’infezione è di 150mila lire.

«Cari fratelli e sorelle malati di Aids, non sentitevi soli: il Papa vi è vicino con affetto e vi sostiene nel vostro difficle cammino». Anche Giovanni Paolo II, ieri, ha ricordato la Giornata Mondiale dell’Aids sottolineando la vicinanza della Chiesa agli scienziati.

Fonte: il mattino

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