Sfidando una
concezione vecchia di decenni, secondo cui i medicinali come la morfina perdono efficacia
man mano che vengono usati, i ricercatori dell'UCSF hanno dimostrato in alcuni esperimenti compiuti su
animali come le potenti capacità di soppressione del dolore di questi farmaci possono
essere mantenute senza aumentare le dosi.
Se questo risultato dovesse venire
confermato da ulteriori studi, la scoperta potrebbe portare allo sviluppo di metodi
migliori per il controllo del dolore. La morfina viene infatti ancora prescritta per
controllare i casi più gravi di dolore cronico, fra cui quello causato dai tumori in fase
terminale.
La ricerca è stata descritta in un
articolo pubblicato sulla rivista «Cell». I ricercatori, guidati da Ernest Gallo, sono
stati in grado di mostrare che un processo cellulare naturale, noto come endocitosi, che
si pensava indebolisse gli effetti della maggior parte degli oppiacei, in realtà ha
esattamente l'effetto contrario. Gli esperimenti hanno infatti dimostrato che se il
processo viene stimolato, esso può arrestare la naturale tendenza all'assuefazione alla
morfina, i cui effetti possono essere mantenuti solo ricorrendo a dosaggi sempre
crescenti.
La morfina e altri oppiacei funzionano
legandosi ad alcuni recettori naturali, che sono parte di una grande famiglia di recettori
coinvolti nel funzionamento della maggior parte dei neurotrasmettitori e degli ormoni.
Questi recettori vengono normalmente rimossi poco dopo il loro contatto con gli oppiacei.
Quando questo avviene, essi di solito vengono attirati all'interno della cellula mediante
il processo della endocitosi. Una volta all'interno della cellula, i recettori vengono
distrutti o riciclati e rimessi in servizio.
Al contrario di molti altri oppiacei, la
morfina non promuove l'endocitosi. Gli esperimenti condotti prima su cellule in cultura e
poi su topi hanno mostrato che accoppiando la morfina ad altri oppiacei innocui, che
facilitano l'endocitosi, è possibile eliminare la tendenza della morfina a perdere i suoi
benefici. In passato era invece opinione diffusa che l'endocitosi fosse parte integrante
dell'assuefazione.
Poiché i farmaci che stimolano
l'endocitosi sono molte, la scoperta suggerisce un possibile metodo per aumentare la
durata dei benefici della morfina senza doverne aumentare la dose, riducendo così anche i
suoi effetti collaterali.
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