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11/01/2002
La vitamina C per “trasportare” i farmaci nel cervello
Una scoperta italiana: l’acido ascorbico consente alle medicine di superare le barriere difensive cerebrali.

Come fare per introdurre nel cervello i farmaci necessari a trattare il morbo di Alzheimer e altre malattie neurologiche?
Semplice, è sufficiente “agganciare” i farmaci stessi a una molecola di vitamina C.

La importante scoperta si deve a un gruppo di ricercatori italiani coordinati da Stefano Manfredini, docente di chimica farmaceutica all’università di Ferrara.

«Per molti farmaci è difficile raggiungere la parte interna del cervello, dove dovrebbero in realtà esplicare il loro effetto terapeutico», dice Manfredini, che è autore dello studio che apparirà sul numero del 31 gennaio prossimo del Journal of Chemical Chemistry, pubblicazione che fa capo alla più grande società scientifica del mondo, l’American Chemical Society.
«Quello che noi abbiamo invece verificato è che, grazie a una semplice molecola di acido ascorbico (cioè la vitamina C), alcuni principi attivi riescono a superare senza problemi la barriera naturale che, a livello di vasi sanguigni, impedisce alla maggior parte delle sostanze chimiche di arrivare ai tessuti cerebrali».

Esistono però composti - per esempio il glucosio o determinati aminoacidi - che hanno già dimostrato di riuscire a “facilitare” tale ingresso. Di recente, poi, é stata scoperta l’esistenza in alcune cellule cerebrali di un nuovo recettore, definito SVCT2 transporter, che dovrebbe proprio regolare l’ingresso della vitamina C nel cervello (dove, in effetti, tale vitamina è spesso presente in elevate concentrazioni).

L’equipe di Manfredini ha appunto verificato - per il momento in topi di laboratorio - la possibilità di “agganciare” in modo efficace determinati farmaci a molecole di vitamina C: per l’esperimento sono stati scelti tre diversi principi attivi (acido nipecotico, acido chinurenico e acido diclofenamico) impiegati per la cura del morbo di Alzheimer, ma che hanno notevoli difficoltà a superare la barriera cerebrale. In particolare sono stati scelti animali nei quali venivano artificialmente indotte convulsioni: quando ad essi sono stati iniettati i farmaci ordinari (in particolare l’acido nipecotico) non si è verificato alcun effetto. Ma quando è stato iniettato l’acido nipecotico collegato alla vitamina C le convulsioni si sono subito attenuate. Non ci sono stati effetti collaterali, e nessun animale è morto nel corso dei test.

Le prospettive della scoperta sono considerate “eccitanti”.
«Tutte le medicine per le malattie del sistema nervoso centrale, da quelle degenerative tipo Alzheimer o Parkinson, fino alle infezioni virali o all’epilessia, potranno essere “trasportate” dalla vitamina C, e raggiungere proprio l’area del cervello ove è necessaria la loro applicazione», commenta Manfredini.

Ovviamente sarà necessario approfondire le esperienze con gli animali, e poi passare ai test sull’uomo: tutto questo può significare che i farmaci cerebrali alla vitamina C saranno immessi sul mercato solo fra parecchi anni.
Ma la strada è stata aperta.

Fonte: salute italia

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