Come fare per introdurre nel cervello
i farmaci necessari a trattare il morbo di Alzheimer e altre malattie neurologiche?
Semplice, è sufficiente agganciare i farmaci stessi a una molecola di
vitamina C.
La importante scoperta si deve a un
gruppo di ricercatori italiani coordinati da Stefano Manfredini, docente di chimica
farmaceutica alluniversità di Ferrara.
«Per molti farmaci è difficile
raggiungere la parte interna del cervello, dove dovrebbero in realtà esplicare il loro
effetto terapeutico», dice Manfredini, che è autore dello studio che apparirà sul
numero del 31 gennaio prossimo del Journal of Chemical Chemistry, pubblicazione che
fa capo alla più grande società scientifica del mondo, lAmerican Chemical Society.
«Quello che noi abbiamo invece verificato è che, grazie a una semplice molecola di acido
ascorbico (cioè la vitamina C), alcuni principi attivi riescono a superare senza problemi
la barriera naturale che, a livello di vasi sanguigni, impedisce alla maggior parte delle
sostanze chimiche di arrivare ai tessuti cerebrali».
Esistono però composti - per esempio il
glucosio o determinati aminoacidi - che hanno già dimostrato di riuscire a
facilitare tale ingresso. Di recente, poi, é stata scoperta lesistenza
in alcune cellule cerebrali di un nuovo recettore, definito SVCT2 transporter, che
dovrebbe proprio regolare lingresso della vitamina C nel cervello (dove, in effetti,
tale vitamina è spesso presente in elevate concentrazioni).
Lequipe di Manfredini ha appunto
verificato - per il momento in topi di laboratorio - la possibilità di
agganciare in modo efficace determinati farmaci a molecole di vitamina C: per
lesperimento sono stati scelti tre diversi principi attivi (acido nipecotico, acido
chinurenico e acido diclofenamico) impiegati per la cura del morbo di Alzheimer, ma che
hanno notevoli difficoltà a superare la barriera cerebrale. In particolare sono stati
scelti animali nei quali venivano artificialmente indotte convulsioni: quando ad essi sono
stati iniettati i farmaci ordinari (in particolare lacido nipecotico) non si è
verificato alcun effetto. Ma quando è stato iniettato lacido nipecotico collegato
alla vitamina C le convulsioni si sono subito attenuate. Non ci sono stati effetti
collaterali, e nessun animale è morto nel corso dei test.
Le prospettive della scoperta sono
considerate eccitanti.
«Tutte le medicine per le malattie del sistema nervoso centrale, da quelle degenerative
tipo Alzheimer o Parkinson, fino alle infezioni virali o allepilessia, potranno
essere trasportate dalla vitamina C, e raggiungere proprio larea del
cervello ove è necessaria la loro applicazione», commenta Manfredini.
Ovviamente sarà necessario approfondire
le esperienze con gli animali, e poi passare ai test sulluomo: tutto questo può
significare che i farmaci cerebrali alla vitamina C saranno immessi sul mercato solo fra
parecchi anni.
Ma la strada è stata aperta.
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