Nel corso della Interscience Conference on
Antimicrobial Agents and Chemotherapy, due grandi produttori di farmaci hanno deciso
di rendere pubblici i dati riguardanti la resistenza agli antibiotici di molti batteri. I
dati mostrano che i microbi che causano una forma particolarmente pericolosa di polmonite
hanno iniziato a diventare resistenti alla ciprofloxacina e ad altre molecole appartenenti
alla classe dei fluorichinoloni. Nell'ultimo decennio i medici sono ricorsi spesso a
questi ultimi per eliminare vari batteri, ma la ricerca di laboratorio ha dimostrato che
essi possono imparare a proteggersi.
Per capire se questo avviene anche
durante le infezioni, l'Alliance for the Prudent Use of Antibiotics ha iniziato a fare
pressioni sulle case farmaceutiche affinché rivelassero i dati in loro possesso.
L'appello è stato accolto per ora dalla Bristol-Myers
Squibb e dalla Glaxo-SmithKline, che
hanno reso pubblici i dati in loro possesso riguardanti il batterio Hemophilus
influenzae, la seconda causa di morte per polmonite batterica nei bambini del terzo
mondo.
I ricercatori delle due ditte hanno
raccolto per anni campioni di questo batterio da pazienti ricoverati in ospedali degli
Stati Uniti e dell'Europa. I batteri sono poi stati fatti crescere nei laboratori in
presenza di vari livelli di antibiotici. Si è visto così che i batteri più resistenti
possono sopportare livelli di antibiotici 16 volte più alti di quelli normalmente
sufficienti a ucciderli. Ma poiché i batteri sviluppano la resistenza gradualmente,
attraverso una serie di mutazioni, i ricercatori hanno anche studiato i vari
"gradi" di resistenza, per capire effettivamente a fino a che punto essa sia
già un problema.
Le due ditte hanno mostrato che meno
dello 0,1 per cento dei campioni prelevati prima del 1997 avevano sviluppato qualche
resistenza agli antibiotici, ma nel 2000 la percentuale era già dello 0,15 per cento. Ora
si spera che anche altre industrie farmaceutiche seguano l'esempio e divulghino i loro
dati.
|