MILANO -
L'ecstasy danneggia di più il cervello femminile, rispetto a quello maschile.
E' il risultato di un piccolo ma accurato studio che si è svolto in Olanda, presso
l'Academical Medical Center di Amsterdam. "In particolare abbiamo scoperto che nel
cervello di una donna la perdita di cellule, in seguito all'uso della droga, è superiore
rispetto alla degenerazione nel cervello degli uomini - specifica la dottoressa Liesbeth
Reneman, che ha condotto la ricerca - di positivo c'è che il danno sembra essere
reversibile, almeno in parte".
L'ecstasy - il cui principio attivo è la
Mdma, o metilenediossimetanfetamina - agisce sul cervello sia come allucinogeno sia come
stimolante, e il suo effetto principale è il massiccio rilascio di serotonina da parte
dei neuroni. Risultato di tutto questo, però, è proprio la morte delle cellule che
producono la serotonina, un neurotrasmettitore, cioè una sostanza che consente la
comunicazione fra i neuroni, e che è coinvolta in molte funzioni cerebrali, prima fra
tutte la memoria (e la perdita di memoria è tipica di chi assume molta ecstasy).
Gli studiosi olandesi hanno analizzato
con la risonanza magnetica i cervelli di 23 consumatori forti di ecstasy, di 15
consumatori moderati, di 16 ex consumatori e di 15 persone che non avevano mai assunto la
droga in assoluto. L'età dei soggetti andava da 18 a 45 anni. A tutti sono stati misurati
i livelli di "vettori della serotonina", cioè di particolare molecole che si
trovano solo nelle cellule che producono la serotonina stessa.
> Fra i consumatori forti (oltre 50
pastiglie già assunte) la riduzione delle molecole era notevolissima per le donne, molto
meno per gli uomini.
> Fra i consumatori moderati,
indipendentemente dal sesso, non si registrava una significativa perdita molecolare.
> Fra gli ex consumatori erano le
femmine a mostrare la minor perdita molecolare, anche se la situazione cerebrale non era
paragonabile con quella dei non consumatori in assoluto.
"Attenzione, il fatto che alle ex
forti consumatrici di ecstasy siano 'ricresciute' le cellule distrutte, non significa che
queste siano anche funzionanti, in parte o del tutto" avverte Liesbeth Reneman.
"La presenza di cellule rinnovate, insomma, non comporta che il cervello sia di nuovo
perfettamente cablato".
In effetti molti studiosi contestano
l'uso del termine 'reversibilità': il fatto di avere nuove cellule, insomma, non
significherebbe che queste funzionano perfettamente. Quanto alle differenze fra uomini e
donne, per adesso gli studiosi non se le spiegano, e rimandano il tutto ad uno studio più
ampio.
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