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04/12/2001
Il cervello delle donne va in "ecstasy"

La droga danneggia molto di più i neuroni femminili. Lo dice una ricerca americana, che ha studiato gli effetti della sostanza: le cellule ricreate spesso sono difettose.

MILANO - L'ecstasy danneggia di più il cervello femminile, rispetto a quello maschile.
E' il risultato di un piccolo ma accurato studio che si è svolto in Olanda, presso l'Academical Medical Center di Amsterdam. "In particolare abbiamo scoperto che nel cervello di una donna la perdita di cellule, in seguito all'uso della droga, è superiore rispetto alla degenerazione nel cervello degli uomini - specifica la dottoressa Liesbeth Reneman, che ha condotto la ricerca - di positivo c'è che il danno sembra essere reversibile, almeno in parte".

L'ecstasy - il cui principio attivo è la Mdma, o metilenediossimetanfetamina - agisce sul cervello sia come allucinogeno sia come stimolante, e il suo effetto principale è il massiccio rilascio di serotonina da parte dei neuroni. Risultato di tutto questo, però, è proprio la morte delle cellule che producono la serotonina, un neurotrasmettitore, cioè una sostanza che consente la comunicazione fra i neuroni, e che è coinvolta in molte funzioni cerebrali, prima fra tutte la memoria (e la perdita di memoria è tipica di chi assume molta ecstasy).

Gli studiosi olandesi hanno analizzato con la risonanza magnetica i cervelli di 23 consumatori forti di ecstasy, di 15 consumatori moderati, di 16 ex consumatori e di 15 persone che non avevano mai assunto la droga in assoluto. L'età dei soggetti andava da 18 a 45 anni. A tutti sono stati misurati i livelli di "vettori della serotonina", cioè di particolare molecole che si trovano solo nelle cellule che producono la serotonina stessa.

> Fra i consumatori forti (oltre 50 pastiglie già assunte) la riduzione delle molecole era notevolissima per le donne, molto meno per gli uomini.

> Fra i consumatori moderati, indipendentemente dal sesso, non si registrava una significativa perdita molecolare.

> Fra gli ex consumatori erano le femmine a mostrare la minor perdita molecolare, anche se la situazione cerebrale non era paragonabile con quella dei non consumatori in assoluto.

"Attenzione, il fatto che alle ex forti consumatrici di ecstasy siano 'ricresciute' le cellule distrutte, non significa che queste siano anche funzionanti, in parte o del tutto" avverte Liesbeth Reneman. "La presenza di cellule rinnovate, insomma, non comporta che il cervello sia di nuovo perfettamente cablato".

In effetti molti studiosi contestano l'uso del termine 'reversibilità': il fatto di avere nuove cellule, insomma, non significherebbe che queste funzionano perfettamente. Quanto alle differenze fra uomini e donne, per adesso gli studiosi non se le spiegano, e rimandano il tutto ad uno studio più ampio.

Fonte: salute italia

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