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02/01/2002
In un gene il segreto dell'obesità

Un gruppo di ricercatori dell'Università di Harvard ha individuato il gene responsabile delle cellule grasse.
Presto una terapia per combattere l'obesità.

Rivelato il meccanismo che “fabbrica” il grasso. O meglio: scoperto il gene che avvia la formazione degli adipociti, appunto le cellule “grasse” che stanno alla base del problema dell’obesità. Si tratta probabilmente del passo fondamentale nella lotta contro il sovrappeso.
La notizia viene dall’Harvard University, dove un gruppo di ricercatori ha identificato in un gene specifico, il PPARgamma, l’interruttore di un meccanismo bloccando il quale si dovrebbe bloccare anche la produzione degli adipociti. «Si tratta di un processo che avviene in due momenti», spiega il dottor Bruce Speigelmann, uno dei responsabili dello studio, i cui risultati sono stati pubblicati dalla rivista Genes and Development. «Quando il nostro corpo ha bisogno di immagazzinare grasso si attivano cellule specifiche, le cosiddette cellule staminali mesenchimali, che si trasformano in pre-adipociti. Praticamente, contenitori pronti. In un secondo momento le cellule si riempiono di grasso. Il gene che abbiamo scoperto interviene proprio in questo secondo stadio del processo».
Nei laboratori della Harvard University sono state infatti create cellule il cui Dna era stato privato del PPARgamma funzionale, e i ricercatori hanno potuto così verificare che le cellule stesse non potevano più trasformarsi in adipociti. In particolare, un’altra ricercatrice, la dottoressa Heidi Camp, è riuscita a controllare quale forma specifica del gene - che interviene in diverse funzioni cellulari – sia attiva nel meccanismo di fabbricazione del grasso: si tratta del PPARgamma2.
Avremo dunque la terapia genica contro la ciccia? «In prospettiva certamente. Ma si tratta sempre di terapie che, mentre si presentano in grado di sconfiggere molti disturbi o malattie, devono anche essere valutate dal punto di vista dei rischi e degli effetti collaterali», rispondono i ricercatori. Dunque ci vorrà tempo, anche se esistono società biotech molto avanzate - come la Sangamo americana, cui partecipa anche la Johns Hopkins University - che hanno già sviluppato proteine specifiche, come le ZFP-TFs, zinc finger DNA-binding proteins, capaci di bloccare selettivamente l’attività di singole forme dello stesso gene.

Fonte: salute italia

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