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30/01/2002
Diabete giovanile: un antiossidante lo può prevenire

Una molecola sintetica potrebbe svolgere un ruolo molto importante nella prevenzione del diabete di tipo 1, cioè quello giovanile che viene scatenato da un “errore” del sistema immunitario che attacca e distrugge le cellule deputate alla produzione di insulina.

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La molecola in questione è un antiossidante, ovvero ha il compito di limitare i danni che l’ossidazione produce sull’organismo. L’hanno sperimentata alcuni ricercatori del National Jewish Medical and Research Center di Denver e dell’Università del Colorado.

«La molecola in questione, prodotta dalla Incara Pharmaceuticals Corp., mima una sostanza naturale che si trova nell’organismo, ma con un effetto prolungato nel tempo», raccontano gli autori della ricerca, che hanno sperimentato in laboratorio gli effetti della molecola su dieci topolini. «Abbiamo iniettato loro la sostanza, e il giorno dopo agli stessi animali abbiamo somministrato una dose di cellule T che scatenano il diabete. Quindi abbiamo proseguito con altre quattro dosi di antiossidante, l’ultima delle quali il nono giorno dall’inizio dell’esperimento», raccontano James Crapo e Brian Day, a capo del team che ha condotto lo studio.

Ed ecco che cosa è successo: a distanza di tre settimane dal termine del test, nessuno dei dieci topi mostrava i sintomi tipici del diabete, e una settimana più tardi, solo cinque animali avevano contratto la malattia. «Un risultato positivo, visto che tutti i cinque topi del gruppo di controllo, cui avevamo iniettato le cellule T ma non l’antiossidante, si sono ammalati nel giro di 13 giorni».

Secondo i ricercatori, la sostanza stimola una prolungata risposta immunitaria dell’organismo che durerebbe almeno15 ore. «Nonostante gli esiti positivi di questo primo test, è ancora troppo presto per considerare questa sostanza come un toccasana. Ci vorranno ulteriori studi, soprattutto per capire come mai non tutti i topi sono rimasti immuni dal diabete».

Ma i ricercatori sono comunque ottimisti, tanto da pensare che la stessa molecola possa essere impiegata anche per il trattamento di altre malattie, come la sclerosi multipla e l’artrite reumatoide.

Fonte: salute italia

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