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11/01/2002
Le proteine che danneggiano le arterie dei diabetici
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Le due sostanze sono state scoperte da studiosi dell'Università di Torino.

Dal loro studio deriveranno farmaci atti a inibirne l'effetto dannoso.

Due proteine dannose presenti nell’organismo dei malati di diabete sono state scoperte dai ricercatori del Dipartimento di Medicina Interna dell’Università di Torino. Queste sostanze, prodotte come effetto collaterale della patologia del pancreas, causano un blocco della rigenerazione dei vasi sanguigni, accelerando l’arteriosclerosi e le malattie cardiovascolari.

Le due sostanze, chiamate dai ricercatori Stat 5 e P21, sono totalmente innocue nelle persone sane, ma si trasformano in killer nei diabetici. “Abbiamo testato in vitro e in vivo il meccanismo di attivazione delle proteine killer – ha spiegato all'Adnkronos Salute uno dei responsabili della ricerca, Luigi Pegoraro - e presto realizzeremo dei topi geneticamente modificati, che dovrebbero rivelarsi resistenti ai danni vascolari del diabete”.

Il passo successivo sarà la produzione di farmaci che, inibendo l’effetto negativo delle due proteine, proteggano le arterie dei diabetici. “E' noto - dice il medico - che le lipoproteine a bassa densità (Ldl), impegnate nel trasporto del colesterolo nel sangue, sono alterate nei diabetici e rappresentano una delle principali cause dello sviluppo e del peggioramento del danno vascolare”.

Dopo aver analizzato l'espressione e la funzione della P21 (cyclin-dependent kinase inhibitor), un regolatore conosciuto per essere il ''bersaglio'' della proteina Stat5 (signal transducers activators of transcription), i ricercatori hanno prodotto artificialmente cellule con una delle due proteine fasulla, che cioè non si attiva in seguito al contatto con Ldl. “E abbiamo visto - dice Pegoraro - che con la Stat5 ‘finta’ il fenomeno si blocca. Però serviva una controprova in vivo”.

”Per questo abbiamo studiato pezzi di placche aterosclerotiche prelevate da pazienti diabetici, scoprendo che nei malati Stat5 è 'accesa' e P21 è aumentata”. Insomma, la prima a contatto con le lipoproteine dei diabetici si attiva, inviando un messaggio ingannevole al nucleo della cellula e stimolando il gene che codifica per la proteina P21, la quale, a sua volta, cresce a dismisura, bloccando la proliferazione delle cellule endoteliali e ostacolando la formazione dei nuovi vasi negli organi già poco irrorati a causa dell'aterosclerosi.

”Questo è un punto di partenza - sottolinea il medico - ora occorre passare allo studio sugli animali. Creeremo dei topi geneticamente modificati, nei quali faremo esprimere, nelle cellule endoteliali [cellule che rivestono le pareti delle arterie, n.d.r.] bersaglio delle Ldl, una proteina Stat5 fasulla. Per vedere se, nonostante le diete iperlipidiche, gli animali risultino protetti dai danni del diabete”.

Fonte: ilnuovo

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