| ROMA - Allo studio sono diversi anticorpi monoclonali come il
Basiliximab e il Daclizumab, che si stanno dimostrando in grado di bloccare il recettore
dellInterleuchina 2, molecola coinvolta nella messa in atto del rigetto acuto.
Unaltra sostanza promettente è
lFTY720, che contrasta in maniera mirata la soppressione delle difese immunitarie,
attivando una particolare migrazione cellulare: quella dei linfociti che vengono
"sequestrati" in alcuni tessuti impedendo loro di riversarsi sullorgano
trapiantato.
Ma stanno dando ottimi risultati anche le
più recenti terapie entrate nella pratica clinica: «Grazie ai farmaci il rigetto acuto
è praticamente dominabile, il rischio si aggira intorno al 2030 per cento», dice il
professor Claudio Ponticelli, direttore della Divisione di Nefrologia allospedale
Maggiore di Milano, «lattenzione si è spostata sui tentativi di rigetto acuto che
possono susseguirsi nel tempo e sui fattori di rischio ad essi connessi e che
inevitabilmente comportano il fallimento del trapianto.
Il futuro sta nella capacità dindividuare immunosoppressori da somministrare in
maniera personalizzata. Farmaci da utilizzare da soli o in associazione a basse dosi con
il duplice effetto di risparmiare lorgano e minimizzare gli effetti collaterali».
Un esempio è il Neoral, una ciclosporina
in microemulsione, che ha decisamente migliorato la sua performance grazie a un diverso
monitoraggio dei livelli nel sangue. Prima sindividuava il valore basale del farmaco
nel sangue, ossia si misurava dopo lassunzione, ora sindividua la dose
assorbita ed efficace due ore dopo lassunzione.
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