| Gli ormoni somministrati immediatamente dopo una operazione
chirurgica, in modo da riavviare le funzioni cardiache, possono radicare nel
cervello memorie traumatiche, che restano vive per mesi e mesi, e a volte possono
sconfinare in veri e propri disturbi mentali.
La scoperta si deve a una serie di studi
condotti in Germania, alla università Ludwig-Maximilian di Monaco, dal professor Gustav
Schelling, che ne ha presentato gli esiti al congresso della Society of Critical Care
Medicine, tenutosi domenica a San Diego.
«Subito dopo interventi di
cardiochirurgia, come quelli per realizzare un by-pass coronario o la sostituzione di una
valvola, i medici fanno in genere uso, mentre il paziente è ancora sedato, di epinefrina
e idrocortisone», ha spiegato Schelling. «Si tratta dei cosiddetti ormoni dello stress:
la loro funzione è quella di sollecitare, appunto in condizioni di stress, il muscolo
cardiaco. Oltre ad avere altri effetti».
Ma epinefrina e idrocortisone hanno anche
da sempre un altro compito: quello di saldare nellamigdala (una regione
molto antica del cervello) i brutti ricordi. Una funzione fondamentale,
finalizzata a meccanismi di sopravvivenza: in questo modo luomo primitivo, ma anche
gli animali, poteva associare un volto, un luogo o una situazione a un momento di
pericolo. E stare in guardia.
«Ma è proprio questo, che avviene nelle
unità di terapia intensiva», dice Schelling. «Gli ormoni ad alte dosi servono a
sorreggere il cuore, ma saldano nella memoria del paziente i ricordi del dolore, della
difficoltà respiratoria, dellansia e dei brutti sogni. Al punto che, a lungo
andare, si possono avere anche serie conseguenze psicologiche».
Per la sua ricerca Schelling ha
analizzato la situazione di 148 soggetti operati al cuore, e successivamente ricoverati in
unità di terapia intensiva. È emerso che i pazienti trattati con dosi più elevate di
ormoni conservavano in media un 30 per cento in più di ricordi angosciosi, rispetto a
coloro che avevano ricevuto meno ormoni.
Una ventina di individui aveva anche
sviluppato i classici segni del disordine da stress post trauma, una difficile
condizione psicologica, in conseguenza dellintervento. «Intervistati sulla loro
condizione, a sei mesi dallintervento, costoro preferivano sottolineare
limpoverimento della loro condizione fisica e psicologica, laddove gli altri
pazienti mettevano laccento sul fatto che lintervento chirurgico aveva
comunque migliorato la qualità della loro vita, e allungato la sua durata», ha aggiunto
Schelling.
Conseguenza di queste scoperte potrà
essere una maggior cura dei pazienti, nelle unità di terapia intensiva: coloro infatti
che sono più soggetti allo stress potranno essere trattati con maggior cura, soprattutto
sedati meglio, con maggior impiego di analgesici e minor impiego di ormoni.
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