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29/01/2002
Gli ormoni in chirurgia perpetuano la memoria del dolore

Sorreggono il cuore, ma attivano nel cervello il meccanismo ancestrale di “conservazione della paura”.

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Gli ormoni somministrati immediatamente dopo una operazione chirurgica, in modo da “riavviare” le funzioni cardiache, possono radicare nel cervello memorie traumatiche, che restano vive per mesi e mesi, e a volte possono sconfinare in veri e propri disturbi mentali.

La scoperta si deve a una serie di studi condotti in Germania, alla università Ludwig-Maximilian di Monaco, dal professor Gustav Schelling, che ne ha presentato gli esiti al congresso della Society of Critical Care Medicine, tenutosi domenica a San Diego.

«Subito dopo interventi di cardiochirurgia, come quelli per realizzare un by-pass coronario o la sostituzione di una valvola, i medici fanno in genere uso, mentre il paziente è ancora sedato, di epinefrina e idrocortisone», ha spiegato Schelling. «Si tratta dei cosiddetti ormoni dello stress: la loro funzione è quella di sollecitare, appunto in condizioni di stress, il muscolo cardiaco. Oltre ad avere altri effetti».

Ma epinefrina e idrocortisone hanno anche da sempre un altro compito: quello di “saldare” nell’amigdala (una regione molto “antica” del cervello) i brutti ricordi. Una funzione fondamentale, finalizzata a meccanismi di sopravvivenza: in questo modo l’uomo primitivo, ma anche gli animali, poteva associare un volto, un luogo o una situazione a un momento di pericolo. E stare in guardia.

«Ma è proprio questo, che avviene nelle unità di terapia intensiva», dice Schelling. «Gli ormoni ad alte dosi servono a sorreggere il cuore, ma saldano nella memoria del paziente i ricordi del dolore, della difficoltà respiratoria, dell’ansia e dei brutti sogni. Al punto che, a lungo andare, si possono avere anche serie conseguenze psicologiche».

Per la sua ricerca Schelling ha analizzato la situazione di 148 soggetti operati al cuore, e successivamente ricoverati in unità di terapia intensiva. È emerso che i pazienti trattati con dosi più elevate di ormoni conservavano in media un 30 per cento in più di ricordi angosciosi, rispetto a coloro che avevano ricevuto meno ormoni.

Una ventina di individui aveva anche sviluppato i classici segni del “disordine da stress post trauma”, una difficile condizione psicologica, in conseguenza dell’intervento. «Intervistati sulla loro condizione, a sei mesi dall’intervento, costoro preferivano sottolineare l’impoverimento della loro condizione fisica e psicologica, laddove gli altri pazienti mettevano l’accento sul fatto che l’intervento chirurgico aveva comunque migliorato la qualità della loro vita, e allungato la sua durata», ha aggiunto Schelling.

Conseguenza di queste scoperte potrà essere una maggior cura dei pazienti, nelle unità di terapia intensiva: coloro infatti che sono più soggetti allo stress potranno essere trattati con maggior cura, soprattutto sedati meglio, con maggior impiego di analgesici e minor impiego di ormoni.

Fonte: salute italia

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