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23/10/2002
Morti dimezzate col palloncino

Uno strumento messo a punto in Italia ha ridotto del 50%, nei pazienti operati, la mortalità rispetto alle vittime di attacco cardiaco trattate solo con i trombolitici.

 

VERONA - Grazie alla tecnica messa a punto dai ricercatori italiani contro l'infarto, in Italia le morti per questa patologia risultano addirittura dimezzate. Il palloncino salva-cuore, in un anno, nel nostro Paese, ha fatto sì che gli interventi di angioplastica primaria siano quasi raddoppiati, passando da 4.000 a 7.000. E questo ha ridotto del 50%, nei pazienti operati, la mortalità rispetto alle vittime di attacco cardiaco trattate solo con i farmaci trombolitici. Questi alcuni dei dati diffusi al Congresso della Società italiana di cardiologia invasiva, a Verona. Verrà presentata la prima mappa dei 183 Laboratori di emodinamica in Italia, uno ogni 310 mila abitanti, e la proposta di una rete di ospedali 'salva-vita', che colleghera' in modo permanente questi centri, le cardiologie, le Unita' coronariche e il 118. Nel 2001 sono state 230.000 le procedure di cardiologia invasive nel nostro Paese, di cui 180.000 coronarografie diagnostiche, aumentate del 25%. Fra angioplastiche e coronarografie è il Nord in testa, ma questi interventi sono in crescita anche al Centro e in pieno sviluppo al Sud. Eppure, nonostante siano raddoppiate le angioplastiche primarie, solo il 10% degli 80.000 ricoverati all'anno per infarto viene sottoposto a questa metodica.

''In moltissimi ospedali - spiega Ciro Indolfi, presidente della Società italiana di cardiologia invasiva e cardiologo dell'Università Magna Graecia di Catanzaro - manca un servizio di pronta reperibilita' del personale medico, infermieristico e tecnico, attivo 24 ore su 24''. La riapertura meccanica del vaso ostruito, responsabile dell'infarto, con un palloncino che dilata le arterie ''si è rivelata tanto più efficace nel ridurre mortalità e nuovi infarti - sottolinea Indolfi - quanto più il paziente è a rischio. Infatti l'angioplastica funziona anche nelle vittime di infarto che si ricoverano in ritardo o vengono trasferite da altri ospedali non dotati di emodinamica''.

Nasce il 'Progetto Infarto Acuto'. Obiettivo, spiega lo specialista, ''ridurre la mortalita' e i nuovi infarti allargando l'angioplastica primaria alla popolazione con attacco cardiaco ad alto rischio''. Al via anche il 'Progetto Qualita'', per uno standard adeguato in tutti i Laboratori di emodinamica italiani. Gli specialisti della Societa' italiana di cardiologia invasiva ridefiniranno le linee guida e i livelli qualitativi per il funzionamento di queste strutture. Sara' attivato, inoltre, il Registro degli stent medicati, quelli ricoperti di farmaci, per fare il punto in tutta la penisola sul loro impiego e sui risultati.

Sono 183, in Italia, i laboratori dove è possibile sottoporsi ad angioplastica e coronarografia: cioé, un ospedale su quattro è in grado di eseguire interventi invasivi ad alta tecnologia. Ben 109 centri (60%) sono al Nord, 27 al Centro (15%), 44 (24%) al Sud. E infatti al Nord sono eseguite il 57% delle procedureinterventistiche attuate (152.000). Capofila la Lombardia (57.500), seguita dal Piemonte (23.000) e dal Veneto (21.000). Al Centro si effettua il 25% di queste tecniche (57.000) e il Sud chiude con 38.000 procedure all'attivo nel 2001 (18%). Bene Calabria, con un incremento del 63%, e la Campania, 'maglia rosa' con 18.218 interventi.

Fonte: ilnuovo

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