VERONA - Grazie
alla tecnica messa a punto dai ricercatori italiani contro l'infarto, in Italia
le morti per questa patologia risultano addirittura dimezzate. Il palloncino
salva-cuore, in un anno, nel nostro Paese, ha fatto sì che gli interventi di
angioplastica primaria siano quasi raddoppiati, passando da 4.000 a 7.000. E questo ha
ridotto del 50%, nei pazienti operati, la mortalità rispetto alle vittime di attacco
cardiaco trattate solo con i farmaci trombolitici. Questi alcuni dei dati diffusi al
Congresso della Società italiana di cardiologia invasiva, a Verona. Verrà
presentata la prima mappa dei 183 Laboratori di emodinamica in Italia, uno ogni 310 mila
abitanti, e la proposta di una rete di ospedali 'salva-vita', che colleghera' in modo
permanente questi centri, le cardiologie, le Unita' coronariche e il 118. Nel 2001 sono
state 230.000 le procedure di cardiologia invasive nel nostro Paese, di cui 180.000
coronarografie diagnostiche, aumentate del 25%. Fra angioplastiche e coronarografie è il
Nord in testa, ma questi interventi sono in crescita anche al Centro e in pieno sviluppo
al Sud. Eppure, nonostante siano raddoppiate le angioplastiche primarie, solo il 10% degli
80.000 ricoverati all'anno per infarto viene sottoposto a questa metodica.
''In moltissimi ospedali - spiega Ciro
Indolfi, presidente della Società italiana di cardiologia invasiva e cardiologo
dell'Università Magna Graecia di Catanzaro - manca un servizio di pronta reperibilita'
del personale medico, infermieristico e tecnico, attivo 24 ore su 24''. La riapertura
meccanica del vaso ostruito, responsabile dell'infarto, con un palloncino che dilata le
arterie ''si è rivelata tanto più efficace nel ridurre mortalità e nuovi infarti -
sottolinea Indolfi - quanto più il paziente è a rischio. Infatti l'angioplastica
funziona anche nelle vittime di infarto che si ricoverano in ritardo o vengono trasferite
da altri ospedali non dotati di emodinamica''.
Nasce il 'Progetto Infarto Acuto'.
Obiettivo, spiega lo specialista, ''ridurre la mortalita' e i nuovi infarti allargando
l'angioplastica primaria alla popolazione con attacco cardiaco ad alto rischio''. Al via
anche il 'Progetto Qualita'', per uno standard adeguato in tutti i Laboratori di
emodinamica italiani. Gli specialisti della Societa' italiana di cardiologia invasiva
ridefiniranno le linee guida e i livelli qualitativi per il funzionamento di queste
strutture. Sara' attivato, inoltre, il Registro degli stent medicati, quelli ricoperti di
farmaci, per fare il punto in tutta la penisola sul loro impiego e sui risultati.
Sono 183, in Italia, i laboratori dove è
possibile sottoporsi ad angioplastica e coronarografia: cioé, un ospedale su
quattro è in grado di eseguire interventi invasivi ad alta tecnologia. Ben 109
centri (60%) sono al Nord, 27 al Centro (15%), 44 (24%) al Sud. E infatti al Nord sono
eseguite il 57% delle procedureinterventistiche attuate (152.000). Capofila la Lombardia
(57.500), seguita dal Piemonte (23.000) e dal Veneto (21.000). Al Centro si effettua il
25% di queste tecniche (57.000) e il Sud chiude con 38.000 procedure all'attivo nel 2001
(18%). Bene Calabria, con un incremento del 63%, e la Campania, 'maglia rosa' con
18.218 interventi.
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