Non c'è pace tra gli
ulivi, e nemmeno quando il colesterolo è normale (sotto 200) o addirittura basso, si può
stare tranquilli. Sarebbe un elevato valore di una proteina del sangue, la PCR (proteina C
reattiva), a spiegare l'infarto cosiddetto "a ciel sereno". Il problema riguarda
ogni anno circa 80mila persone al di sotto dei sessant'anni, che vanno incontro alla
malattia pur in assenza di altri fattori di rischio (non fumatori, non diabetici, non
ipertesi).
La scoperta viene da Pisa, dove
ricercatori del CNR, dell'Università e dell'Azienda Ospedaliera, partendo dal fatto che
la metà dei casi d'infarto in Italia è legata alla presenza di bassi livelli di
colestrolo "buono" (le HDL ovvero le proteine chiamate "spazzine delle
arterie"), spiegano che, con tali livelli, spesso si nasce. E' una malattia
ereditaria, la ipoalfalipoproteinemia familiare. Sono tali soggetti che sviluppano con
maggiori probabilità un episodio a " ciel sereno".
In questi soggetti - si legge nella
pubblicazione sull'ultimo numero della rivista scientifica Circulation - i valori della
PCR sono aumentati da tre a sette volte rispetto a quelli normali. Si tratta di un passo
in più rispetto a quanto già si sapeva sull'origine infiammatoria dell'aterosclerosi.
Tale infiammazione si verificherebbe in chi presenti appunto una condizione familiare a
carico delle HDL. E' una novità significativa sul piano scientifico e rilevante su quello
sociale, data l'elevata percentuale dei soggetti interessati. Persone - è il commento
unanime di Tiziana Sanpietro, Federico Bigazzi, Beatrice Dal Pino, Simone Fusaro,
Francesco Greco, Mario Tuoni ed Alberto Bionda - in cui si può tra l'altro dimostrare
l'origine genetica della condizione clinica, così da considerarle maggiormente a rischio
per affezioni coronariche.
L'infarto, si sottolinea, sarebbe capace
di colpire soggetti giovani ed in buona salute che, all'improvviso, manifestano un evento
clinico senza una spiegazione plausibile e classificati, fino ad oggi, fra i casi di
malattia vascolare in assenza di fattori di rischio. Hanno infatti un colesterolo normale
o persino basso. Di solito non sono ipertesi, né diabetici.
Il messaggio che viene dunque da Pisa è
chiaro: avere il colesterolo totale basso non costituisce di per sé indice di sicurezza.
Occorre, in sostanza, valutare anche la frazione "buona". Se quest'ultima
risultasse inferiore alla norma e soprattutto se, in famiglia, sono presenti casi di
malattie vascolari, è bene rivolgersi al medico per impostare ulteriori controlli,
ricorrendo allo stesso tempo a Centri clinici specializzati. La valutazione di un'origine
familiare o meno può aprire ottiche diverse d'intervento. Farmaci per normalizzare i
valori - si conclude - hanno effetti solo parziali, ma costituiscono in taluni casi, come
l'ipoalfalipopproteiunemia, l'unico rimedio per ridurre le percentuali di rischio nelle
forme ad origine familiare.
Esce dunque ridimensionato il ruolo della
nutrizione nell'ambito delle malattie vascolari, non certo però eliminato.Valide comunque
rimangono le ripercussioni dei cosidetti fattori di rischio: fumo, ipertensione e diabete
sono sempre nemici del cuore.
|