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01/02/2002
Nati sotto vetro

Due diverse équipe di ricercatori stanno per realizzare contenitori ipertecnologici dove gli embrioni potranno, in futuro, svilupparsi e nascere. Il primo obiettivo è aiutare i feti prematuri. Ma le prospettive sono inquietanti.

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«L'utero è un luogo oscuro e pericoloso, un ambiente a rischio» scrisse Joseph Fletcher, che era docente di etica medica alla University of Virginia school of medicine. E affermò: «Noi vorremmo che i nostri potenziali figli stessero dove possono essere osservati e protetti il più possibile».

Queste parole mi hanno perseguitato negli anni e mi sono ritornate in mente nelle ultime settimane, sentendo parlare della prospettiva di clonare un essere umano e dell'uso di cellule staminali embrionali per creare parti del corpo specifiche al fine di curare malattie. Per quanto questi sviluppi possano apparire scioccanti, è in arrivo un'altra bomba, che potrebbe cambiare definitivamente la nostra concezione della vita umana. Alcuni ricercatori sono al lavoro per creare un utero artificiale, in modo che i bambini possano svilupparsi al di fuori del corpo umano, sotto vetro, in laboratorio.

Scienziati del Weill Medical College presso la Cornell university hanno annunciato di essere riusciti, per la prima volta, a creare un rivestimento uterino artificiale. Il team, guidato dalla dottoressa Hung-Ching Liu del Centro per la medicina riproduttiva e l'infertilità, ha stimolato la crescita cellulare dentro il rivestimento uterino, utilizzando una miscela di farmaci e ormoni. L'obiettivo della ricerca è aiutare le coppie sterili, creando un utero completo che possa essere trapiantato in una donna.

Il lavoro di Liu è lo sviluppo più recente in un'ondata di nuove ricerche. Lavorando in un laboratorio della Juntendou university di Tokyo, Yoshinori Kuwabara e colleghi stanno sviluppando il primo utero artificiale operativo: un serbatoio di plastica trasparente grande quanto un cestino da pane, pieno di liquido amniotico stabilizzato alla temperatura corporea. Negli ultimi anni, Kuwabara è riuscito a tenere in vita feti di capra e a farli crescere fino a raggiungere uno sviluppo di 10 giorni in questo utero artificiale, collegando il loro cordone ombelicale a due macchine che fungono da placenta e pompano sangue, ossigeno e sostanze nutritive, smaltendo i prodotti di scarto.

Sebbene l'utero di plastica sia ancora un prototipo, Kuwabara prevede che un modello funzionante, che consenta la gestazione di un feto, potrà diventare realtà in meno di sei anni. Probabilmente, in un primo tempo gli uteri artificiali saranno utilizzati come unità di cura intensiva per i feti nei casi in cui la madre si ammali e non possa concludere la gravidanza; oppure il feto sia malato e debba venire rimosso dall'utero per essere assistito e controllato in un ambiente aperto. Già oggi siamo in grado di tenere in vita i feti in un'incubatrice durante gli ultimi tre mesi di gestazione. E i ricercatori fertilizzano regolarmente gli ovuli e tengono in vita gli embrioni in vitro per i primi 3 o 4 giorni, prima di impiantarli in un utero. Gli scienziati come Kuwabara stanno cercando di colmare il lasso di tempo tra l'inizio e la fine del processo di gestazione: il periodo critico in cui il feto sviluppa la maggior parte dei propri organi.

Fonte: panorama

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