| Inventata la macchina fabbrica-cloni. Si tratta di un chip, ideato
dai ricercatori di una società biotech californiana, in grado di creare
contemporaneamente centinaia di embrioni clonati, in una vera e propria catena di
montaggio.
Se, come sembra, la tecnologia
funzionerà, il processo di clonazione diventerà estremamente semplice e soprattutto
economico. Si potranno avere così animali ad alta genealogia in grandissima serie per gli
agricoltori ma, in teoria, anche embrioni umani a ripetizione.
«Il chip rende in qualche modo
automatico e seriale il laborioso processo di trasferimento del nucleo, che sta alla base
di ogni processo di clonazione», dice Richard Kuo, il ricercatore che ha sviluppato la
tecnologia, e che con Gregory Baxter è titolare della Aegen Bioscences. «Per il momento,
infatti, ci vogliono ore di lavoro al microscopio per rimuovere il nucleo di una cellula
uovo, e sostituirlo fondendo luovo denucleato con unaltra cellula».
La clonazione animale è in effetti un
processo dispendioso. Non più della metà degli embrioni clonati si sviluppa in modo da
poter essere trasferito nellutero, e solo un decimo di questi si sviluppa fino a
poter nascere. In genere ci vogliono più di cento trasferimenti di nucleo per poter
arrivare a un singolo clone. «Gli scienziati partono in genere da cento o centocinquanta
uova, e, prima di passare al passo successivo, le denucleano una alla volta. Possono
trascorrere molte ore, e il ritardo abbassa le possibilità di successo della
clonazione».
Il prototipo messo a punto alla Aegen
riuscirà invece a trattare centinaia o addirittura migliaia di uova contemporaneamente.
Allo stato attuale della sperimentazione, intanto, esso denuclea senza problemi 50 uova
alla volta: per ora si tratta di uova di riccio di mare, la prossima settimana
cominceranno i test con le uova di mucca.
Ma come funziona la nuova tecnica? Il
chip consiste in una sottile striscia di silicio, di pochi centimetri di lato, nella quale
sono prodotte centinaia di microscopiche cavità, destinate ad accogliere un uovo
ciascuna. Grazie alla applicazione di una leggera forza centrifuga il nucleo
delluovo, che è più denso e pesante, viene espulso attraverso un microscopico
praticato sul fondo di ogni cavità. Una sorta di coperchio, di contro-chip
contenente le cellule donatrici da fondere con quelle denucleate, viene poi applicato a
contatto della striscia di silicio. Dopo la fusione - che avviene con una tecnologia non
ancora resa nota - le cellule che si sviluppano nel modo corretto possono essere
impiantate in maniera classica, cioè manualmente, nellutero che le ospiterà fino
alla formazione del feto e alla sua nascita.
«Se avverrà tutto questo sarà una vera
rivoluzione, e un sollievo per tutti. Anche se cè ancora molto da fare», commenta
Tanja Dominko, portavoce della ACT, Advanced Cell Technology, la società
allavanguardia nei processi biotech, che nel novembre scorso annunciò la prima
clonazione umana. Il primo problema, in realtà, è quello di verificare che il meccanismo
funzioni con le uova di molte altre specie animali. Uomo compreso.
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