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25/01/2002
Ecco le prime cellule cresciute artificialmente

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Sono dei piccoli simboli olimpici, ma rappresentano una grande speranza nel campo della ricostruzione dei tessuti: alcune cellule cerebrali sono state fatte crescere su una base biodegradabile.

È il più piccolo simbolo olimpico del mondo: 3,4 millimetri in tutto. Ed è anche il più intelligente, visto che è stato costruito "convincendo" cellule cerebrali a unirsi nei cinque cerchi. Una impresa stupefacente che è riuscita a un gruppo di bioingegneri dell'università dello Utah (dove appunto si terranno le prossime Olimpiadi della neve), ma che non si limita a rappresentare un sofisticato gioco scientifico.

"In realtà la tecnica che abbiamo inventato potrà avere applicazioni ben più serie: cioè permettere la ricostruzione di tratti di tessuto nervoso distrutti o danneggiati da incidenti alla testa o alla spina dorsale", spiega il professor Patrick Tesko, direttore del Keck Center per l'ingegneria dei tessuti, della università americana. I neuroni impiegati dagli scienziati appartengono a ratti da laboratorio. Ogni assone, cioè il lungo corpo centrale della cellula, misura circa un micron, pari a 1/15 dello spessore di un capello, e ogni cellula, nel suo insieme, misura una ventina di micron, 1/5 di capello.

Ma come è stato possibile costruire i cinque cerchi? "I neuroni sono stati posti su una base di fibroblasti, cellule normali, disposte su un'impalcatura sintetica biodegradabile, cioè destinata a scomparire con il tempo - spiega Tesko - In questo modo hanno potuto rigenerarsi e crescere secondo lo schema predisposto. Le fibre nervose non sono però in contatto classico fra di loro, e dunque non trasmettono segnali. Ma il fatto che siano cresciute come volevano noi dimostra che si può indurre i neuroni a svilupparsi in una direzione determinata. Questo non era mai avvenuto prima".

La tecnica sperimentata nello Utah consentirà di riconnettere fra di loro nervi danneggiati, e di ricostruire tessuti nervosi distrutti, facendo sviluppare i neuroni su basi biodegradabili che, dunque, sono soltanto provvisorie. Veri "ponti" di fibre nervose da far crescere sulla parte danneggiata. Prossimo passo: costruire una struttura della quale facciano parte neuroni rigenerati da porre in contatto con neuroni sani, e verificare il passaggio degli impulsi nervosi fra le singole cellule. "A livello umano questa tecnica non potrà essere applicata che fra una decina d'anni, ma il primo passo è stato compiuto". Intanto, i ricercatori hanno brevettato la loro tecnologia.

Fonte: salute italia

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