| Un nuovo
composto naturale cicatrizzante, che può accelerare al massimo i processi di
rimarginazione di piaghe e ferite, è stato scoperto da un gruppo di ricercatori
californiani: si tratta di una proteina presente nellorganismo dei polli la
chemochina, o cCAF i cui meccanismi di funzionamento sono assolutamente
simili a quelli di unaltra chemochina presente nelluomo, cioè
linterleuchina-8. E questo potrebbe portare alla realizzazione di nuovi farmaci per
pazienti con gravi problemi di cicatrizzazione, come i diabetici, gli emofiliaci, i
soggetti con piaghe da decubito. La scoperta, resa
nota dal Journal of Cell Biology, si deve a un gruppo di ricercatori della UCR,
University of California Riverside, che sono partiti da un dato preciso: la
cicatrizzazione nel pollame avviene a un ritmo infinitamente superiore a quello umano.
«In effetti in questi animali lintero processo di chiusura delle ferite è
coordinato dalla cCAF, che riesce anche a incrementare la crescita di nuovi vasi sanguigni
intorno alla ferita, per far affluire più sangue, e dunque più sostanze nutrienti, ai
tessuti», spiega la professoressa Manuela Martins-Green, docente di biologia e
responsabile del gruppo di ricerca.
Da tempo si sa che le chemochine, proteine che hanno
anche un ruolo nella risposta ai tumori, hanno la funzione di attrarre sul luogo di una
infiammazione i globuli bianchi. «Quello che abbiamo scoperto è che fra cCAF e
interleuchina-8 cè pochissima differenza, in quanto anche questultima appare
in grado di agire sui processi di rimarginazione dei polli». In realtà le chemochine
stimolano i fibroblasti, cellule piuttosto comuni, a modificarsi e a trasformarsi in
cellule dalla elevata capacità di contrazione, proprio come muscoli in miniatura. Queste
cellule proliferano nel tessuto durante la cicatrizzazione, fino a che la ferita non si è
chiusa.
Il fatto che le cCAF dei polli e linterleuchina-8
producano lo stesso effetto negli animali implica la possibilità, a detta dei
ricercatori, che partendo da questi composti si arrivi a realizzare medicinali specifici
proprio per i pazienti con problemi di rimarginazione di ulcere e ferite. E questo è, in
effetti, quanto sta facendo il gruppo californiano: sviluppare aminoacidi o sostanze di
sintesi che possano mimare , cioè avere la stessa funzione delle chemochine,
senza essere distrutte dagli enzimi presenti nelle ferite.
|