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20/12/2001
"Saranno gli organi ad auto ripararsi"

Secondo Angelo Vescovi questa è la strada migliore per la cura delle malattie degenerative.

«Non è vero che per trovare la cura per molte malattie è necessario fare ricerca sulle cellule staminali embrionali. Almeno per quanto riguarda le patologie degenerative del cervello come il Parkinson». Angelo Luigi Vescovi, condirettore del centro ricerche sulle staminali del San Raffaele di Milano, non riesce a trattenersi: «Fino a poco tempo fa quando parlavo di questo filone di ricerca, mi guardavano come se fossi uscito da chissà dove. Ora invece sono tutti esperti...».
Cellule staminali embrionali e cellule staminali adulte. Quali le più promettenti?
«Con le conoscenze attuali è impossibile dire quale sia la via più promettente. Ci sono due posizioni contrastanti che rappresentano due filoni di ricerca diversi. Per alcuni è meglio focalizzare l’attenzione sulle cellule ES (staminali embrionali), perché facilmente coltivabili in laboratorio e in grado ora di dare origine a tutti i tipi di cellule del nostro corpo. Tutto sommato una soluzione abbastanza semplice che promette di dare risultati concreti in poco tempo. Che però mette il problema etico in secondo piano per ottenere adeguati ritorni economici a breve, piuttosto che investire tempo e soldi in una via, quella delle cellule staminali "adulte" che invece richiede ancora anni di ricerca e investimenti elevati.
Da dove si ricavano le "adulte"?
«Stanno in moltissime parti del nostro corpo: epidermide, cervello, midollo osseo e pareti dei vasi sanguigni. Il loro compito è quello di provvedere al ricambio cellulare e alla riparazione dei tessuti in caso di lesioni gravi. Il problema è che è difficile estrarle e poi crescono molto poco. Per questo il nostro gruppo ha focalizzato la sua attenzione sulle cellule staminali somatiche fetali. A differenza di quelle prelevate da individui adulti queste conservano una straordinaria capacità di crescere e proliferare, niente da invidiare alle embrionali».
Problemi etici?
«No, perché la fonte sono i feti morti per aborto spontaneo. Ne bastano poche per ottenere una quantità incredibile di cellule. Nel nostro laboratorio utilizziamo questa tecnica da diversi anni con ottimi risultati in campo neurologico. Altrettanto promettenti potrebbero essere i filoni di ricerca sulla rigenerazione di pelle, cartilagine o del sangue. Un’altra grande prospettiva è quella di stimolare le cellule staminali già presenti nel tessuto da riparare, senza fare trapianti...»
La brevettabilità delle tecniche può fare privilegiare un filone di ricerca?
«A oggi il numero dei brevetti da una parte e dall’altra sono uguali. Ma le industrie che stanno lavorando sulle ES sono molto grandi e hanno un forte peso economico, politico e finanziario».

Fonte: la repubblica

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