E' il messaggio lanciato
dal primario della Unità Operativa di Neurochirurgia di Livorno, Rolando Gagliardi, così
come è emerso dal convegno sull'argomento coordinato dal primario neuroradiologo di
Livorno, Daniele Prosetti. L'incontro scientifico si è svolto presso il Gruppo di
Insegnamento di Scienze Sanitarie dell'Accademia Navale, di cui è direttore il colonnello
medico Angelo Uva.
CHIRURGIA - La casistica
operatoria sta aumentando grazie alla migliore e più diffusa potenzialità diagnostica,
capace di fornire occasioni di scelte precise e selettive. Secondo Gagliardi, accanto alle
patologie discali, importanti cause sono l'instabilità della colonna, la stenosi ovvero
il restringimento dei canali vertebrali, i crolli osteoporotici, le spondilolistesi. Dove
si concretizzino deficit neurologici, il crollo può trovare soluzioni nell'impiego dei
corpi vertebrali artificiali al carbonio. Nuove tecniche contro lo scivolamento di una
vertebra sull'altra impiegano oggi il neuronavigatore, per una valida correzione
tridimensionale della lesione.
CURE MINI-INVASIVE -
Sono scelte alternative, ha precisato Giuseppe Bonaldi, primario neuroradiologo agli
Ospedali di Verona e Bergamo, da applicarsi se esista un collegamento diretto tra
alterazione diagnostica formulata dalla TAC o dalla Risonanza Nucleare Magnetica col
disturbo clinico. Prende corpo in particolare la metodica della fibroscopia endoscopica.
E' dal canto suo realtà la discectomia percutanea tramite aspirazione. Concreti successi
sono quelli della vertebroplastica nella casistica osteoporotica selettiva, inserendo
cemento acrilico nel corpo vertebrale, come sostegno meccanico.
NUOVI STRUMENTI - Sul
piano innovativo tecnologico, ha concluso infine Prosetti, si dimostrano d'avanguardia,
tra altri, l'apparecchio di compressione per lo studio della stabilità vertebrale (sono
otto attualmente gli apparecchi in funzione in Italia) e quello per la stimolazione
elettrica delle fibre dell'anulo fibroso, la parte periferica del disco intervertebrale,
più solida e contenente il nucleo polposo, onde evitare quindi di impedire l'uscita
dell'ernia discale.
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