Nel 1940 un
otorinolaringologo inglese, il dottor Cawthorne, si accorse che pazienti vertiginosi che
muovevano precocemente la loro testa miglioravano e guarivano molto più rapidamente di
quelli che limitavano tali movimenti; chiese quindi ad un fisioterapista, di nome Cooksey,
di sviluppare una serie di esercizi che incoraggiassero i pazienti a muovere sempre più
velocemente la loro testa.
Da allora la riabilitazione vestibolare
si è sviluppata con protocolli individuali e con riferimenti aneddotici, e solo negli
ultimi anni è stata sistematizzata con protocolli basati su studi anatomo-fisiologici e
sulla revisione statistica dei risultati.
Oggi questo tipo di riabilitazione, praticata nei migliori centri sanitari è in grado di
risolvere molti dei problemi di chi soffre di vertigini.
Per comprendere come funziona questo tipo
di riabilitazione e cosa vi è dietro i meccanismi correttivi stimolati dagli esercizi, ci
siamo rivolti al professor Davide Tufarelli, della Casa di Cura San Raffaele
Pisana.
Come funziona la riabilitazione
vestibolare?
La riabilitazione vestibolare utilizza strategie adattative, sostitutive e di abitudine,
isolatamente o in modo complementare, per indurre un compenso quando non vi
sia stato spontaneamente.
Le strategie adattative sono
quelle da privilegiare poiché sono le uniche che, agendo sul guadagno del riflesso
deficitario, gli permettono di riprendere appieno la propria funzionalità.
Alcuni concetti relativi
alladattamento vestibolare sono particolarmente importanti:
Primo: lesperienza ha
dimostrato che esercizi di adattamento effettuati ad una specifica frequenza di stimolo
migliorano il guadagno solo per quella frequenza utilizzata, con piccoli cambiamenti per
le altre. E quindi fondamentale, quando si programma una riabilitazione, prevedere
esercizi ad ampio spettro di frequenza: ladattamento del sistema vestibolare va
ottenuto prima con esercizi da seduto, poi in piedi e quindi camminando prima lentamente e
poi più velocemente.
Secondo: i cambiamenti del
guadagno del VOR (sistema vestibolare dell'equilibrio) sono inizialmente volatili; sebbene
questi cambiamenti si realizzino anche in pochi minuti, ci vuole invece parecchio tempo
perché siano persistenti. Vanno di conseguenza programmate diverse sedute di
riabilitazione con valutazioni intermedie dei progressi ottenuti e controlli a
distanza per ribadire la loro irreversibilità.
Terzo: non tutti i movimenti della
testa determinano adattamento. Sono stati dimostrati cambiamenti del guadagno del sistema
dellequilibrio per i movimenti orizzontali ( NO ) e verticali ( SI ) della testa ma
non per i movimenti di rotazione che non alterano le risposte vestibolari a lungo termine.
Labitudine poi è
praticamente una rinuncia ad una vera riabilitazione vestibolare, visto che è finalizzata
ad eliminare i fastidi conseguenti alla lesione funzionale, ma non ad un miglioramento
dellefficienza del sistema complessivo.
Quanto è efficace la
riabilitazione vestibolare?
Esistono numerosi studi che dimostrano lefficacia della riabilitazione vestibolare
con successi maggiori quando si utilizzano protocolli supervisionati dal terapista
rispetto a quelli autogestiti a domicilio.
Nella riabilitazione vestibolare vengono
utilizzate tecniche strumentali e tecniche non strumentali; le prime sono riservate a
strutture attrezzate con la supervisione di terapisti, le seconde fruibili ed autogestite
direttamente a domicilio dal paziente.
Il protocollo più corretto prevede una
prima parte di riabilitazione presso strutture qualificate, dove vengono eseguiti esercizi
strumentali e non con il controllo del terapista e laddestramento agli esercizi
domiciliari per poi passare, con dimissione protetta, alla autogestione a casa degli
esercizi imparati e a controlli scadenzati per valutare la persistenza dei risultati
ottenuti.
Chi sono i candidati per la
riabilitazione vestibolare?
I candidati alla riabilitazione vestibolare sono tutti quei pazienti affetti
da uno stato vertiginoso cronico da decompensazione o da compenso assente o parziale di
labirintopatie periferiche mono o bilaterali; buoni successi, anche se più modesti, si
hanno anche con gli esiti stabilizzati di patologie centrali quali la meningite, le
vasculopatie ed il morbo di Parkinson.
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