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I denti d’oro e d’argento sono ancora i migliori
Sorprendente studio negli Usa: i metalli funzionano meglio e durano di più delle porcellane.

Oro, argento? Sembrano cose passate, dal punto di vista dell’impiego dentistico e odontotecnico: nuovi composti, nuove ceramiche dai colori assai simili a quelli dei denti veri, hanno sostituito le vecchie leghe. E invece, secondo una recente ricerca, i denti d’oro e d’argento dei nostri nonni sono – dopo decenni – ancora i più validi. «L’estetica avrà pur ragione, ma quando si tratta di reggere il peso della masticazione quotidiana, la durata di un materiale è l’aspetto più importante da considerare. E per i molari non è stato ancora inventato niente di meglio dei metalli», commenta il professor Alan Boghosian, docente di chirurgia dentale alla Northwestern University Medical School, uno dei centri di ricerca più importanti degli Stati Uniti. «Oro e argento hanno una robustezza e una resistenza molto più elevate dei composti oggi genericamente usati, a base di polimeri. E più grande è la parte del dente che va sostituita, maggiore è il vantaggio di usare oro e leghe d’argento».
Per l’argento - che viene amalgamato con zinco, rame, stagno e mercurio – esisteva in realtà un problema: proprio il mercurio era sotto accusa per il possibile sviluppo del morbo di Alzheimer. Ma studi recenti hanno negato questa connessione e l’uso di amalgama d’argento è oggi considerato sicuro dall’American Dental Association.
«Inoltre oro e argento sono paradossalmente più economici delle altre sostanze», spiega Boghosian, che ha analizzato tutti gli aspetti della questione. «Soprattutto perché applicarli richiede meno tempo e meno abilità: un dente cui si applicano invece le porcellane moderne va preparato in modo particolare, perché queste possano aderire perfettamente. E c’è poi il problema di ottenere un materiale che abbia lo stesso colore dei denti vicini».
In realtà è proprio questo aspetto che conduce, nel 70 per cento dei casi, alla scelta delle porcellane. «La gente preferisce usare ceramiche dal colore simile a quello degli altri denti, anche se hanno durata minore, piuttosto che metalli immediatamente distinguibili. Fa cioè una scelta estetica, più che strutturale», ammette il dottor Ronald Goldstein, docente alla School of Dentistry, ad Atlanta, che ha collaborato con Boghosian. «In realtà, quando un paziente siede davanti a noi, in studio, dovremmo porgli chiaramente la questione: desidera tornare spesso qui, per riparazioni e sostituzioni di porcellane rotte, o preferisce venire una volta per tutte, per farsi otturare i denti con il metallo?».

08/01/2002
Fonte: salute italia

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