Linverno con le
sue basse temperature e lumidità non può essere di per sé considerato
responsabile degli attacchi di emicranie che colpiscono oltre il 10% degli Italiani.
"Non ci sono prove scientifiche che dimostrino come le variazioni atmosferiche
possano essere esponsabili di attacchi di emicrania", ha spiegato il Gennaro Bussone,
direttore del centro cefalee dell'Istituto Nazionale Neurologico Carlo Besta di Milano.
Quindi, lascia intendere il medico, la frequente connessione che i pazienti fanno tra
cattivo tempo e mal di testa sarebbe solo di natura psicologica.
I cibi invece hanno molto più a che fare
con le emicranie. Attenti a cioccolata e formaggio perché liberano amine che
diventano competitive con la serotonina, fondamentale per lo stimolo del dolore, ha
detto lo studioso. Bussone sconsiglia caldamente anche luso di glutammato in
cucina (è uno dei principali ingredienti dei dadi), e fa notare che il cibo cinese è di
solito ricco di questa sostanza usata per arrotondare il sapore. Anche il
vino, specie se bevuto in grande quantità, gli alcoolici in generale e il fumo possono
favorire lo scatenarsi di cefalee.
Il cosiddetto mal di testa
comprende ben 150 patologie di entità e natura completamente diversa tra loro. La più
comune è lemicrania, che colpisce circa il 12% degli italiani, soprattutto donne.
Per questo tipo di patologia esistono fortunatamente analgesici molto efficaci. Ben
diversa la situazione per la cosiddetta cefalea a grappolo (dall'inglese
cluster headache ), che è poco comune e colpisce soprattutto maschi. Gli attacchi in
questo caso sono quasi insopportabili, e le medicine comuni non fanno nulla. Esistono
network internazionali di pazienti che soffrono di questa grave forma per scambiarsi
informazioni su medicinali e terapie alternative. Un altro gruppo di cefalee sono quelle
tipo tensivo, causate dalleccessiva tensione della muscolatura del collo. Queste
colpiscono una porzione molto ampia della popolazione, anche se non hanno leffetto
invalidante delle altre due patologie.
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