Esistono due tipi di
campi magnetici: quelli a bassa frequenza (tipici degli elettrodotti e degli
elettrodomestici) e quelli ad alta frequenza (legati alle radiotrasmissioni, e dunque ai
telefonini, e in genere alle microonde).
In entrambi i casi il meccanismo
sostanziale, di base, che provoca i danni all'organismo, è lo stesso: la trasformazione
dell'energia elettromagnetica in calore, soprattutto a causa della elevata presenza di
acqua nel nostro corpo. Dunque si ha un riscaldamento, o addirittura un surriscaldamento,
dei tessuti e dunque delle cellule che li compongono. E' stato calcolato che l'uso di un
cellulare per cinque minuti di seguito, è in grado di provocare un aumento di temperatura
di un grado, nell'area circostante. In questo modo il meccanismo di termoregolazione
dell'organismo viene attivato in maniera artificiale, entra in funzione (per esempio con
la vasodilatazione), ma quando il carico termico è eccessivo la cellula soffre, o
addirittura muore.Ma in che modo? Ecco alcuni esempi:
1) La permeabilità al calcio della
membrana cellulare viene modificata: in questo modo si modifica la sintesi delle proteine
all'interno di ogni cellula.
2) All'interno della cellula si
possono verificare rotture dei cromosomi, o modificazioni del loro ciclo di duplicazione.
E siccome i cromosomi portano il corredo genetico della cellula, cromosomi alterati
possono innescare malattie genetiche (per esempio la leucemia).
3) Può diminuire l'attività e
l'efficacia dei linfociti T, quelli che attaccano gli antigeni e le cellule cancerose.
4) La concentrazione dell'enzima
ornitina decarbossilasi, fondamentale per la crescita cellulare, aumenta in modo
imprevedibile. In questo caso, in presenza di cellule già cancerose, il campo magnetico
ne accelera lo sviluppo.
5) La epifisi, o ghiandola pineale,
nel cervello, (che durante la notte produce l'ormone melatonina) viene stimolata dal campo
magnetico proprio come dalla luce solare: blocca cioè la propria attività. Si altera
così il ciclo del sonno, e ci sono disturbi dell'umore.
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