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IRA: Come difendersi dai mali stagionali

Col freddo ecco l’IRA. L’acronimo sta per infezione respiratoria acuta, che falcidia la popolazione nei mesi invernali. Influenza a parte, di cui si sa tutto, le altre quali sono? E che fare dal momento che queste infezioni, quasi sempre virali, non traggono beneficio dai farmaci?

«Le IRA possono essere malattie di breve durata e limitate alle vie aeree superiori che prendono il nome dalle strutture anatomiche di volta in volta più coinvolte, come raffreddore, tonsillite, faringite o coi sintomi come mal di gola», spiega Claudio Maria Sanguinetti, direttore dell’Unità operativa di Pneumologia dell’Ospedale San Filippo Neri di Roma, «oppure le infezioni possono estendersi o interessare fin dall’inizio la parte inferiore dell’albero respiratorio dando luogo a bronchite acuta, riacutizzazioni della bronchite cronica o polmoniti.
Queste ultime gli anglosassoni le hanno chiamate con l’acronimo LRTI, ossia Low Respiratory Tract Infection e il loro trattamento è di competenza del medico di famiglia sino a che non si complicano».

«Il "Terreno di battaglia"», continua Sanguinetti, «è il sistema respiratorio, organizzato come albero messo a testa in giù.
Alla base dell’albero troviamo il naso, il più esposto ai virus, i rinhovirus in particolare, causa del comune raffreddore, evento noioso ma non preoccupante che si può aggredire solo nei suoi aspetti sintomatici con una terapia a base di decongestionanti nasali per frenare il bisogno di soffiarsi continuamente il naso.
In questi farmaci da banco sono contenute sostanze vasocostrittrici che riducono il senso di ostruzione e la secrezione dal naso».
I decongestionanti devono essere usati per brevi periodi e solo nei momenti acuti per evitare che l’uso continuato danneggi la delicata mucosa che tappezza le pareti nasali. Se il muco invece è purulento e gialloverdastro si può ipotizzare una infezione batterica e allora è utile una terapia antibiotica ad ampio spettro.

«A proposito di farmaci», prosegue lo specialista, «il principio è di colpire l’aggressore con un’arma adeguata alla sua importanza e soprattutto di andarci piano con gli antibiotici. Infatti il loro uso sconsiderato può solo favorire quel fenomeno ormai noto chiamato ‘antibioticoresistenza’ per il quale il batterio diventa invulnerabile alle cure».

Infine una considerazione su un fattore preventivo molto trascurato: il microclima domestico. L’ideale è una temperatura intorno ai 20 gradi ed una umidità tra il 30 e il 70 per cento. «Se l’aria è troppo secca», spiega Sanguinetti, le cellule ciliate che ripuliscono le vie aeree diminuiscano la loro funzionalità. E’ consigliabile sempre l’utilizzo delle apposite vaschette d’acqua appoggiate ai termosifoni, in particolare nelle stanze di bambini e neonati».

03/12/2001
Fonte: kwsalute

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