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Dire le bugie: per il cervello è una gran fatica

Per poter mentire, deve prima inibire la verità. E tutto questo implica il coinvolgimento di molte aree cerebrali

Dire le bugie è una gran fatica per il cervello, che per falsare la realtà è costretto ad attivare parecchie delle sue aree di lavoro. La prova? Le immagini ottenute con la tecnica della risonanza magnetica funzionale, che sfruttando il mezzo di contrasto (un particolare liquido) rende visibili le zone del cervello nel momento in cui iniziano a “lavorare”.
L’idea di ricorrere a questa tecnica è venuta a Daniel Langleben dell’università di Pennsylvania, negli Stati Uniti, allo scopo di mettere a disposizione della giustizia una tecnica ancora più affidabile e precisa della classica “macchina della verità”. «Gli strumenti attualmente usati per verificare la veridicità delle dichiarazioni si basano sulle variazioni del battito cardiaco, della pressione sanguigna, della respirazione e della resistenza elettrica della pelle. Ma sono fattori che possono cambiare notevolmente da persona a persona, e questo rende più complicato stabilire se qualcuno sta dicendo la verità o sta mentendo», spiega Langleben. Così, il ricercatore ha chiesto la collaborazione di 18 persone, e ha dato inizio alla sua sperimentazione. A tutti ha consegnato un oggetto, pregandoli di nasconderlo in tasca. Subito dopo, ha mostrato loro una serie di immagini, inclusa quella dell’oggetto nascosto. In base alle istruzioni ricevute all'inzio del test, i volontari dovevano negare che le immagini che stavano vedendo avessero a che fare con l’oggetto nascosto, anche quando sotto gli occhi avevano proprio la fotografia di ciò che stava nelle loro tasche.
«Mentre guardavano l’immagine dell’oggetto in questione, e dicevano che non corrispondeva a quello nascosto, la risonanza magnetica funzionale mostrava un forte incremento dell’attività in molte zone del cervello, comprese l’area anteriore della corteccia e quella frontale superiore destra», racconta Langleben alla rivista New Scientist. In altre parole, dire una bugia comporta un super-lavoro cerebrale. «È probabile che, per poter elaborare l’inganno, il cervello debba prima inibire la verità, che sarebbe invece la risposta più istintiva. E curiosamente questo concorda con la definizione tradizionale di bugia, che risale ai tempi di Sant’Agostino: “l’inganno è la negazione della verità”».
Soddisfatto di questi primi esiti, il ricercatore americano ammette però che è ancora prematuro pensare di poter mettere in pensione la vecchia “macchina della verità” per sostituirla con la risonanza magnetica funzionale. Innanzitutto, perché questo esame implica l’utilizzo di apparecchiature costose e ingombranti. Ma anche per una motivazione socio-culturale: «Il nostro test si basa sulle reazioni cerebrali di persone giovani, in buona salute e di lingua inglese. Per confermare l’affidabilità della tecnica sarà necessario metterla ulteriormente alla prova con individui di età, condizioni culturali e socio-economiche diverse».

12/11/2001
Fonte: salute italia

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